domenica, 28 Novembre 2021

Roma Jazz Festival 2021, 45° edizione fino si chiude il 21 novembre al Monk

Il gran finale della 45° edizione del Festival con un protagonista assoluto della nuova scena londinese, Theon Cross il 21 novembre al Monk di Roma.

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Un talento prodigioso” lo ha definito il New York Times mentre il Guardian parlava di “esuberante inventiva”. E se Pitchfork ha scritto di lui come “figura chiave della vitale scena jazz londinese” per Rolling Stone è chiaro come sia riuscito a “portare la tuba al centro del jazz”. È Theon Cross, che il 21 novembre al Monk chiude questa 45° edizione del Roma Jazz Festival.

Un’edizione speciale che ha visto la presenza di grandi nomi internazionali come John Scofield, Dave Holland, Joe Lovano, Roberto Fonseca e Brad Mehldau ma anche tante proposte legate alla ricerca di nuove sonorità e alla sensibilità delle nuove generazioni come Theo Crocker, Studio Murena e lo stesso Cross. In una stagione di non facile ripartenza, un’edizione che ha riscontrato un grande entusiasmo da parte del pubblico, sempre pronto a tributare standing ovation e applausi a scena aperta ad ogni appuntamento.

Compositore e suonatore di tuba, Theon Cross ha completamente reinventato il ruolo di questo strumento, rendendolo un protagonista ipnotico e percussivo, avvicinando così il jazz a sonorità da clubbing più alternativo e ad atmosfere da sound system, dandogli la possibilità di stare nelle playlist di giovani indie. Cross è stato un membro stabile dei Sons of Kemet e ha suonato regolarmente con Nubya GarciaMoses Boyd, gli Ezra Collective, il SEED ensemble e molti altri.

Maestria tecnica, conoscenza musicale approfondita, visione espansiva, potenza e originalità sono le caratteristiche di questo artista che spazia con assoluta libertà fra stili e generi senza mai dimenticare le proprie radici afrocaraibiche.

Il suo nuovo album, Intra-I è un vero manifesto di un nuovo modo di concepire il jazz e porta un messaggio essenziale a un mondo attanagliato da pandemie e da crisi economiche: “In un periodo di isolamento, quando la nostra percezione del controllo sulle nostre circostanze è in condizioni discutibili, cerchiamo momenti di pace” afferma Cross. Attraverso 10 differenti tracce dense di bassi, l’album esplora in modo vivace le infinite direzioni della musica della diaspora africana, l’importanza delle radici e dell’identità, la coscienza e lo sviluppo individuale e la forza mostrata dalle prime generazioni degli immigrati caraibici del dopoguerra nel Regno Unito. “Credo che il modo più efficace per trovare la tranquillità in un’era di tensione sia che gli individui cerchino dentro sé stessi e ottengano chiarezza mentale, attraverso il processo di meditazione e di auto-analisi. La musica di Intra-I agisce come una rappresentazione musicale di questa filosofia.” (Theon Cross)

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