giovedì, 9 Dicembre 2021

Omicidio Ciatti, il processo si farà in Italia

Il 21enne venne picchiato a morte in una discoteca di Lloret de Mar. La prima udienza si terrà il prossimo 18 gennaio davanti alla Corte di Assise di Roma.

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Il processo per l’omicidio di Niccolò Ciatti si terrà in Italia. Il 21enne originario di Scandicci, in provincia di Firenze, venne picchiato a morte senza ragione la notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017 in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna, dove si trovava con un gruppo di amici per trascorrere le vacanze. La prima udienza si terrà il prossimo 18 gennaio davanti alla Corte di Assise di Roma. La famiglia del giovane ha ricevuto la notifica per la prima udienza del giudizio immediato disposto dalla Procura della Capitale. Sul banco degli imputati ci sarà il ceceno Rassoul Bissoultanov, estradato poche settimane fa in Italia dalla Germania in esecuzione di un mandato d’arresto europeo. La Spagna invece, che aveva fissato la data dell’inizio del dibattimento il 26 novembre, ha sospeso il proprio procedimento.

Un primo passo vero verso quella giustizia che Niccolò merita. La giustizia italiana si è mossa ed è riuscita in pochi mesi ad arrivare a una data d’inizio processo. È l’inizio, il percorso è lungo, sia per questo processo ma anche per riuscire a processare l’altro ceceno colpevole quanto il primo. Non ci arrendiamo finché avremo forza. Vogliamo giustizia per Niccolò” ha detto Luigi Ciatti, il papà di Niccolò.
Il ceceno, esperto di arti marziali, in particolare di Mma, la notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017, sulla pista da ballo della discoteca ‘St Trop‘, insieme a due connazionali, prese di mira Niccolò Ciatti, che stava trascorrendo con i suoi amici l’ultima serata della vacanza in Costa Brava, iniziando così il pestaggio mortale. Bissoultanov sferrò un violentissimo calcio alla testa di Niccolò, che non si rialzò più, per poi morire in ospedale alcune ore dopo.

I tre ceceni vennero fermati poco dopo, ma in carcere rimase solo Bissoultanov, che venne rimesso in libertà solo 4 anni dopo, scaduti i termini della carcerazione preventiva ma almeno un altro del gruppo di ceceni, Movsar Magomadov, prese parte al pestaggio. Nei suoi confronti la procura di Roma aveva chiesto e ottenuto una misura cautelare in carcere, che era stata eseguita a Strasburgo, dove i giovani ceceni, figli di rifugiati, risiedono. La Francia però, ha negato l’estradizione del ragazzo che è stato successivamente rimesso in libertà.

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