giovedì, 9 Dicembre 2021

No Vax, operazione “Basta dittatura”: 17 indagati per istigazione a delinquere

Sono 17 gli indagati No Vax e No Green Pass che sul canale Telegram "Basta Dittatura" inneggiavano alla violenza istigando all'uso delle armi. Nel mirino degli attivisti anche le più importanti cariche dello Stato.

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La Polizia postale e la Digos di Torino ha eseguito 17 perquisizioni in diverse città d’Italia nei confronti degli attivisti No Vax e No Green Pass più estremisti affiliati al canale Telegram Basta Dittatura. Gli antivaccinisti sarebbero accusati di reati quali istigazione a delinquere, con l’aggravante del ricorso a strumenti telematici, ed istigazione a disobbedire le leggi. Coinvolte 16 città tra cui Ancona, Brescia, Cremona, Imperia, Milano, Pesaro Urbino, Pescara, Palermo, Pordenone, Roma, Salerno, Siena, Treviso, Trieste, Torino, Varese.

“Ma andare a prendere il ministro Speranza e i suoi complici è così complicato?”, si legge sul canale. E ancora, “Se andiamo tutti a ROMA sai come scappano dal governo e quello che dobbiamo fare ora basta ma chi c**zo sono che decidono per noi ormai si è capito che non c’è più costituzione sono terroristi e quindi cacciati via a bastonate”. “Chissà se nella Kaissreich (l’Impero germanico o Secondo Reich fondato nel 1871 NdR) i no vax esistono”, scrive un utente.

Gli agenti hanno monitorato h24 Basta Dittatura, principale mezzo di comunicazione per l’organizzazione di proteste violente in tutto il Paese, documentando una sistematica istigazione all’uso delle armi e a compiere gravi illeciti ai danni delle più alte cariche dello Stato, tra cui lo stesso presidente Mario Draghi. Nel mirino dei No Vax e No Green Pass medici, scienziati, giornalisti, forze dell’ordine e personaggi pubblici accusati di “asservimento” e di “collaborazionismo” con la “dittatura” in atto. Su Telegram, chi rispetta le regole per evitare la diffusione dei contagi e i vaccinati, diventavano bersagli per insulti e definiti “schivi” dello Stato. Continui i riferimenti a “impiccagioni”, “fucilazioni”, “gambizzazioni” e allusioni dirette a “nuove marce su Roma” e al terrorismo. Una buona parte dei perquisiti sarebbero già noti alla forze dell’ordine per l’appartenenza a posizioni estremiste o per reati come resistenza a pubblico ufficiale, furto, rapina, estorsione e in materia di stupefacenti. Fra le persone identificate anche chi aveva incentivato blocchi autostradali e ferroviari, e attivisti protagonisti durante aggressioni di piazza contro gli agenti del servizio di ordine pubblico.

 

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