domenica, 28 Novembre 2021

Donne e politica, Elena Bonetti: “La parità non va concessa ma strutturalmente garantita” – VIDEO

Politica, lavoro e vita sono stati i temi affrontati ieri dalla Ministra Elena Bonetti durante un dibattito sul ruolo delle donne nella società moderna nel centenario della nascita di Nilde Iotti

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“La politica deve fare pace con sé stessa e capire che la parità di genere non va concessa, ma dev’essere strutturalmente garantita”. Decise le parole pronunciate ieri sera da Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, durante un incontro tenutosi al Conservatorio di Mantova dal nome “Donne, politica, lavoro e vita: dalla Costituzione al Piano Nazionale per la ripresa e la resilienza un cantiere ancora aperto”. La conferenza, organizzata dal Comitato mantovano per il centenario della nascita di Nilde Iotti, ha visto la Ministra conversare con la Presidente della Fondazione Nilde Iotti, Livia Turco, anche Coordinatrice del gruppo “Interventi sociali e politiche per la non autosufficienza” al Ministero del Lavoro e con Daniela Ferrari, Presidente dell’Istituto mantovano di storia contemporanea.

L’incontro si è aperto con l’intervento di Maria Zuccati, Presidente onoraria del comitato Nilde Iotti, per decenni Presidente dell’Udi (Unione Donne Italiane) e prima assessora provinciale donna nel 1957, la quale durante la sua lunga carriera politica ha personalmente conosciuto Nilde Iotti. Dopo il ricordo emozionato di Zuccati, non privo di simpatici aneddoti, come quello dell’arrivo a Mantova di Iotti, che fece aprire tutti i negozi per fare shopping, l’incontro è proseguito con momenti di confronto su diversi temi tra cui le donne nella politica, il mondo del lavoro, la legge di bilancio e i centri antiviolenza.

Le donne nella politica italiana
Partendo dalla figura di Nilde Iotti, tra le più importanti protagoniste della storia italiana del Novecento, la Ministra Bonetti ha ricordato come le donne abbiano cambiato la politica in Italia. Nel 1946 infatti il suffragio universale e l’esercizio dell’elettorato passivo portarono per la prima volta in Parlamento il gentil sesso. All’epoca, su un totale di 556 deputati ne furono elette 21, donne che, secondo Bonetti “hanno fatto la differenza e sono state la differenza nella Costituzione della nostra democrazia e questo conferma il fatto che la politica sa essere davvero capace di generare una storia solida, positiva di prospettiva, laddove sa incarnare e liberare l’esperienza del femminile”. Bonetti prosegue: “Il tema non è solo quante donne e come le donne arrivano alle posizioni della decisione, ma di come le donne possono davvero animare e rinnovare una politica che deve davvero compiere quella scelta democratica che abbiamo fatto nella nostra Costituzione, che vive del fatto che, davvero tutti e tutte, come dice l’Articolo 4, sono tenuti a concorrere al bene materiale e spirituale della società”. Con le affermazioni di Bonetti è d’accordo anche Livia Turco, che afferma: “Mi piacerebbe che le donne diventassero leader della rinascita della politica. Perché le donne sono leader nei fatti, nel volontariato, nell’associazionismo, allora perché non elaborarlo nella politica”.

 

Empowerment
È stato poi affrontato il tema dell’empowerment, una parola, secondo Bonetti, “straordinariamente efficace, che non sono ancora riuscita a tradurre bene in italiano, perché nella parola empowerment c’è il concetto della liberazione della potenza e potenza in fisica è collegata al termine energia, cioè capacità di agire una forza e far sì che questa forza provochi un movimento”. Fondendo fisica e politica, secondo Bonetti, le donne oggi sono chiamate “ad agire una forza nella società, in modo tale che questa forza attivi un movimento storico, che abbia non solo un effetto, ma l’attivazione di un processo. Questa dinamica della processualità, cioè dell’attivare dei processi è tipica del femminile, lo vedo dal modo in cui ragionano le nostre studentesse”.

La legge di bilancio
Non è mancato poi il dibattito sul lavoro, tasto da sempre dolente, e su come il PNRR e la Legge di Bilancio intendono intervenire per raggiungere l’obiettivo di aumentare la quantità e la qualità del lavoro femminile. Tra i punti salienti l’investimento nell’imprenditoria femminile utile per dare “alle donne quegli investimenti che le mettano alla pari degli uomini per poter competere nelle altre sfide, per esempio aumentare le competenze finanziarie e digitali delle donne che purtroppo nel nostro paese hanno una minor livello di formazione in questi settori, che sono quegli strategici”. Bonetti cita a propostito una norma “innovativa e che un po’ amplifica la legge sulla trasparenza salariale” che impone alle aziende che accedono ai finanziamenti europei di attivare politiche di trasparenza salariale di promozione della parità di genere in modo vincolante. “Per esempio, le imprese con più di 15 dipendenti devono fare la rendicontazione ai sensi del codice della pari oppurtunità”. Aggiunge inoltre che è stata inserita una condizionalità “che impone l’assunzione di almeno il 30% dei nuovi assunti di donne e giovani, anche in quei settori che vedono esclusi le donne e i giovani. Questa è un’azione molto forzante ma è chiaro che è un modo per trovarci dal 1 gennaio 2027, quando saranno finiti i progetti del PNRR, più donne e giovani in quei settori in cui oggi donne e giovani sono esclusi”.

Centri antiviolenza
L’incontro è terminato con il dibattito sui centri antiviolenza, poiché nella Legge di bilancio viene istituito per norma di legge, che in Italia si debba adottare un piano antiviolenza. “È un atto di civiltà dovuto. Quella richiesta fondamentale dei centri antiviolenza di avere una stabilità finanziaria per poter progettare le proprie azioni, finalmente per la legge di bilancio del 2021 può essere realizzata”. Da quanto riferisce Bonetti, sono 30 i milioni stanziati, più di quelli previsti: “speravo di arrivare a 40, ma l’importante è che da oggi in poi, i 30 milioni arrivino tutti gli anni in modo stabile alla rete dei centri antiviolenza”. Al finanziamento, prosegue la Ministra, è necessario però che si affinachino delle azioni di sistema. Serve una sinergia a livello territoriale e nazionale tra le diverse componenti in gioco, perchè c’è un azione che vede coinvolti le istituzioni territoriali, i servizi di accompagnamento e di prossimità.

Secondo Bonetti, fare un’azione integrata è una delle più grandi sfide nel promuovere un percorso di autonomia della donna. Al riguardo cita l’importante l’azione messa in campo dal Governo del reddito di libertà: “Uno strumento che viene erogato con un accordo tra i comuni e i centri antiviolenza, per ricominciare una propria vita e avere una prospettiva di futuro per sé e per i propri figli”.

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