sabato, 27 Novembre 2021

Ritorno alla normalità per la “Brigata Bianca”: video intervista con Samuel nel backstage del Cinema Tour

Una situazione a cui non eravamo abituati da tempo, un club gremito, un piccolo backstage, pronti a salire sul palco per presentare "Il Codice della bellezza", nuovo lavoro per Samuel.

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Una situazione a cui non eravamo abituati da tempo, un club gremito, un piccolo backstage, pronti a salire sul palco per presentare “Il Codice della bellezza”, nuovo lavoro per Samuel. Accompagnato da una band d’eccezione, grandi musicisti, ma soprattutto amici, della scena torinese (Linea 77, Africa Unite/Bluebeaters, Sushi/LNRipley), la brigata bianca che accompagna la voce dei Subsonica, ha portato in giro per l’Italia il “CINEMA TOUR”.  Il nuovo disco, ma c’è spazio per il precedente ma anche per i Motel Connection, altra creatura e side project di Samuel. Ecco la nostra video intervista on the road subito fuori dal club.

Samuel racconta: «In questo momento così particolare e burrascoso la cosa più utile e funzionale da fare è avere spirito di adattamento. Bisogna riuscire velocemente a sincronizzarsi con quello che sta accadendo – ogni mese abbiamo direttive diverse, ogni settimana accade qualcosa di nuovo, ci sono oscillazioni molto potenti all’interno di un sistema che fino a qualche anno fa ci organizzava in maniera molto più lenta. Essere adattabile è il segreto della vita che si è generata in questo Pianeta, ed è il trucco degli esseri umani per essere qui. Per quanto mi riguarda, avendo una vita musicale molto trafficata, il mio spirito di adattamento in questi momenti ha dovuto mettersi veramente in gioco. Non è facile scendere dal palco dei Subsonica e salire da solo su un altro palco a distanza di poche ore: nei Subsonica io sono un suono che fa parte di un organigramma musicale, mentre da solo devo riempire tutti gli spazi, la sfida adesso è questa. Nelle prime date del tour c’è stata già questa trasformazione, un work in progress, una specie di film che sto vivendo in tempo reale, e chi viene al concerto assiste a questa crescita come se stesse guardando una specie di documentario: di fatto è un gesto cinematografico, un’evoluzione, che attraverso le difficoltà arriva al compimento finale della propria storia».

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