lunedì, 6 Dicembre 2021

Green Pass falsi, denunciato studente referente di hacker russi

Le indagini della Polizia postale hanno condotto ad un giovane studente nel Lazio che ricattava non vaccinati in cerca di Green Pass falsi.

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Sfruttava le sue abilità informatiche per truffare non vaccinati in cerca di Green Pass falsi su internet il giovane studente del Lazio scoperto dalla Polizia postale. Le indagini sono partite in seguito alla denuncia di una modella genovese antivaccinista che, per potersi iscrivere in palestra senza sottoporsi al ciclo d’immunizzazione, si era messa alla ricerca di una certificazione verde falsa online. La donna aveva inviato i propri documenti e 150 euro ad uno sconosciuto che le aveva promesso il documento, senza mai riceverlo. Le intimidazioni del truffatore, che ha tentato di ricattare la modella, non hanno sortito l’effetto sperato e la donna ha denunciato tutto alla Polizia postale di Genova, la quale ha avviato le indagini con il coordinamento del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni di Roma.

La pista seguita dagli investigatori della sezione Financial Cybercrime ha portato a uno studente che era diventato il referente italiano di un gruppo di pericolosi hacker russi specializzati nella creazione di Green Pass falsi. Il giovane gestiva direttamente i canali Telegram su cui erano proposti in vendita i certificati contraffatti e, una volta ricevute le richieste dei non vaccinati, comunicava i loro dati all’hacker russo che forniva le indicazioni su come procedere al pagamento. I pirati informatici richiedevano l’invio di una copia dei documenti d’identità che venivano usati per aprire conti on line, carte di credito, account presso le principali piattaforme di e-commerce o per compiere altri reati.

Lo studente italiano era riuscito ad accumulare in questo modo oltre 20mila euro che aveva investito in cryptomonete e nell’acquisto di applicazioni BOT per moltiplicare i membri di Telegram con utenti falsi. Una parte dei ricavi veniva usata inoltre per comprare strumenti elettronici di ultima generazione, costosi prodotti di bellezza e capi di abbigliamento griffati. I genitori dell’hacker non erano a conoscenza dell’attività del figlio il quale aveva loro spiegato che il denaro guadagnato proveniva dalla vendita upgrade per giochi online.

 

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