martedì, 30 Novembre 2021

Cassazione, video intimi fra over14 e maggiorenni non sono reato: polemico l’Osservatorio sui Diritti dei Minori

Secondo le Sezioni Unite, se c'è consenso e il materiale è destinato ad uso personale, video e foto intime di rapporti sessuali tra adulti e over14 non costituiscono reato.

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Non si sono fatte attendere le polemiche sulla “informazione provvisoria” della Corte di Cassazione secondo la quale non si configura il reato di produzione di materiale pedopornografico quando, per uso privato, un over 14 acconsente alle riprese di video intimi, anche quando il partner è un adulto.

“Nel rispetto della libertà individuale del minore con specifico riguardo alla sfera di autonomia sessuale – si legge nel documento – il valido consenso che lo stesso può esprimere agli atti sessuali con una persona minorenne o maggiorenne, ai sensi dell’art. 609 quater del codice penale (atti sessuali con minorenne N.d.R.), si estende alle relative riprese, sicché è da escludere, in tale ipotesi, la configurazione del reato di produzione di materiale pedopornografico, sempre che le immagini e i video realizzati siano frutto di una libera scelta e siano destinati all’uso esclusivo dei partecipi all’atto”. Inoltre, “al di fuori dell’ipotesi descritta, la destinazione delle immagini alla diffusione può integrare il reato di cui all’art. 600 ter, primo comma, codice penale (Pornografia minorile N.d.R.), ove sia stata deliberata fin dal momento della produzione del materiale pedopornografico. Viceversa le autonome fattispecie di cui al terzo e quarto comma dell’art.600 ter, ricorrono – prosegue la sentenza – allorché una qualsiasi delle condotte di diffusione o offerta in esse previste sia posta in essere successivamente ed autonomamente rispetto alla ripresa legittimamente consentita ed al di fuori dei limiti sopra indicati”.

Secondo il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, ciò che colpisce maggiormente in merito alla sentenza della Cassazione è “il silenzio delle istituzioni preposte alla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza”. Per Marziale “se la Cassazione si è spinta fino a questo punto, significa che la legislazione glielo consente”, bypassando in questo modo la Dichiarazione Onu che stabilisce il compimento dei 18 anni come raggiungimento della maturità “salvo crescita precoce che aveva già schiuso le porte a certi adulti di accompagnarsi a 16enni”. La Cassazione avrebbe dunque abbassato ulteriormente la soglia “consentendo a spregiudicati di palestrare 14enni alla carriera di pornostar”.

Polemiche anche da parte dell’associazione antiabortista e anti-gender Pro Vita & Famiglia, la quale accusa la Cassazione di aver legalizzato la pedo-pornografia e di aver “tradito la Costituzione italiana, mettendo in pericolo milioni di ragazzini”. Per il vicepresidente Jacopo Coghe si tratta di una “sentenza choccante, che banalizza la pedofilia e la pedo-pornografia e rende vani gli enormi sforzi contro queste piaghe e contro l’ipersessualizzazione dei minori”, oltre ad esporre gli adolescenti al revenge porn.

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