sabato, 27 Novembre 2021

Omicidio dei Murazzi, Mechaquat condannato a 30 anni per aver ucciso Stefano Leo nel 2019

Il 27enne aveva sgozzato la vittima, che non conosceva, per spaventare la ex compagna che viveva a pochi metri dal luogo del delitto.

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Said Mechaquat, il 27enne accusato dell’omicidio premeditato e aggravato dai futili motivi di Stefano Leo ai Murazzi nel febbraio 2019, è stato condannato a 30 anni di carcere. La sentenza emessa dalla corte d’Assise di Appello di Torino conferma il verdetto di primo grado, senza disporre la perizia psichiatrica chiesta dalla difesa e senza concedere le attenuanti generiche.

Il 23 febbraio 2019, ai piedi della scalinata di corso San Maurizio che conduce al Lungo Po, intorno alle 11 Said Mechaquat colpì alla gola con un coltello di ceramica rossa Stefano Leo, un commesso 33enne di Biella che stava andando a lavoro. Mechaquat venne fermato poco dopo e diete spiegazioni confuse dell’accaduto, giustificando l’omicidio con un malessere interiore. Oggi, secondo il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi, Mechaquat ha agito come un “terrorista privato”. L’assassino, infatti, affermò che non aveva scelto per caso il luogo dell’omicidio, “l’ho fatto vicino a casa della mia ex perché lei potesse percepire la paura”. Il luogo del delitto dista effettivamente poche decine di metri dall’abitazione dell’ex compagna di Said Mechaquat. Secondo l’accusa, con quel gesto, l’assassino voleva ulteriormente terrorizzare la donna. La vittima e Mechaquat, infatti, non si conoscevano.

“Posso solo dire che la nostra richiesta di giustizia è stata accolta, anche se poi rimane la tragedia che sappiamo – ha detto Mariagrazia Chiri, madre di Stefano Leo, commentando la sentenza. “Era quello che sparavamo e abbiamo avuto conferma che la giustizia ha fatto il corso che doveva fare”.

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