venerdì, 22 Ottobre 2021

Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. E dell’indifferenza

Il 3 ottobre 2013, a 800 metri dalle coste di Lampedusa, morirono 368 persone che sognavano l'Europa. Il Governo ha istituito la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, ma ha dimenticato di occuparsi di vite umane e politiche migratorie.

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Sono passati otto anni dal fatidico 3 ottobre 2013 in cui l’Italia – e con lei l’intera Europa – ha deciso di voltare le spalle all’umanità. Quel giorno il Mediterraneo strappò la vita a 368 innocenti, 368 invisibili. In quello stesso momento il nostro Paese ha deciso da che parte stare. Quella dell’indifferenza. La strage di Lampedusa è stata definita una delle più gravi catastrofi umanitarie nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo.

La notte tra il 2 e il 3 ottobre 2013, un peschereccio salpato da Misurata, in Libia, con a bordo persone provenienti da Somalia, Ghana e specialmente Eritrea, si fermò a circa 800 metri dalla costa dell’Isola dei Conigli, presso Lampedusa. Uno dei migranti, per segnalare la presenza dell’imbarcazione e ricevere aiuto, diede fuoco a uno straccio e lo sventolò sperando di attirare l’attenzione di chi era a riva. A bordo si scatenò il panico, molti si spostarono su un lato dell’imbarcazione causandone il ribaltamento. Ore dopo, alle 7.20 del mattino, due pescherecci allertarono le autorità. La Guardia Costiera entrò in azione con quasi un’ora di ritardo.

Nel 2020, per quei soccorsi negati, sono stati condannati sette componenti dell’Aristeus, un peschereccio partito dal porto di Mazara del Vallo, accusati di aver violato l’articolo 1158 del Codice della navigazione, omissione di assistenza a navi o persone in pericolo. I tracciati del sistema di identificazione automatica a bordo dell’Aristeus, hanno dimostrato che per 57 minuti l’imbarcazione ha girato attorno a quella dei profughi. Cinquantasette interminabili minuti, mentre uomini, donne e bambini chiedevano aiuto prima di annegare.

Dal 15 aprile 2016, il 3 ottobre è diventato la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. In seguito alla strage di Lampedusa venne attivata l’operazione Mare Nostrum, alla quale sono seguite Triton, Themis, Sophia. L’ennesima ecatombe non ha portato alla prevenzione e alla rimozione delle cause per i quali centinaia di migliaia di persone preferiscono mettere il loro destino nelle mani del Mediterraneo. L’Europa ha deciso di concentrare tutto il suo interesse nel bloccare i viaggi controllati da fantomatici “trafficanti di esseri umani” e “scafisti”, mentre stringeva le mani di chi ha contribuito a trasformare il Mediterraneo centrale in un cimitero di innocenti spesso senza nome.

Secondo l’UNHCR, dal 3 ottobre 2013 al 30 settembre 2021, sono morte 22.456 persone, di cui quasi 18mila nel solo Mediterraneo centrale. Tutto avviene esattamente sotto i nostri occhi. Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. Ma a Roma e a Bruxelles non si discute di politiche migratorie, di corridoi umanitari, di accoglienza mentre i nostri mari e le coste del nord Africa si riempiono di lapidi. Nel nostro Paese, chi salva vite umane strappandole alla morte e all’indifferenza di chi dovrebbe pattugliare le aree di ricerca e soccorso, viene additato come tassista del mare. Nel nostro Paese, chi tende una mano e insegna il significato delle parole integrazione e accoglienza, viene condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere.

 

 

 

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