martedì, 19 Ottobre 2021

Caso Aukus, oggi l’incontro Le Drian-Blinken. Macron: “Ci aspettavamo chiarimenti e impegni chiari”

Dopo l'esclusione della Francia a favore del Regno Unito nel caso Aukus, i ministri degli esteri francese e americano si incontrano all'ONU. A ottobre il vertice fra Biden e Macron.

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Dopo aver pronunciato parole di fuoco contro Washington e Canberra e l’immediata convocazione degli ambasciatori, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, si prepara ad incontrare oggi il sottosegretario di stato americano Antony Blinken all’Onu. I due ministri hanno già avuto un colloquio a margine di una riunione dei membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, e “ci aspettiamo un incontro bilaterale”, ha riferito una fonte ai giornalisti.

Anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il presidente francese, Emmanuel Macron, si incontreranno in Europa a ottobre. A dare l’annuncio la Casa Binaca dopo un colloquio telefonico fra i due leader. Secondo fonti ufficiali, le président si aspettava “chiarimenti e impegni chiari” da Biden, sottolineando che l’obiettivo della chiamata era quello di discutere la “crisi di fiducia” da parte della Francia dopo l’annuncio dell’Aukus, la nuova alleanza strategica fra Stati Uniti, Regno Unito e Australia. L’Eliseo vorrebbe “chiarimenti sulla scelta americana di tenere un alleato europeo lontano dagli scambi chiave sulla cooperazione nella regione indo-pacifica”, si legge in una nota.

L’Aukus, allo stato attuale, dimostrerebbe infatti non solo una superficialità da parte del governo a stelle e strisce nei confronti dell’Europa (specialmente vista la beffa del coinvolgimento di quella che Le Drian ha definito “ultima ruota del carro” dell’alleanza, ossia il Regno Unito), ma anche la speranza di un maggiore coinvolgimento dell’Australia nella strategia americana per contenere l’espansione cinese. Il tutto, in cambio della dotazione di almeno otto sottomarini a propulsione nucleare a marchio Royal Australian Navy. Una corsa agli armamenti che non gioverebbe ai paesi del Sudest asiatico, ancora una volta non degni di consultazione nella definizione del piano statunitense.

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