mercoledì, 27 Ottobre 2021

Detenuto minaccia le guardie e spara in carcere, Cartabia invia gli ispettori: “Gravissimo”

All'origine del fatto ci sarebbe una lite avvenuta qualche giorni prima. La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha subito chiesto al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - Dap, Bernardo Petralia, di recarsi personalmente sul posto.

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Nel carcere di Frosinone un detenuto di origini napoletane è riuscito a sparare colpi di pistola e tenere sotto minaccia altri detenuti. La causa all’origine del fatto sarebbe una lite avvenuta qualche giorni prima. Si tratta di un fatto “gravissimo”, ha commentato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che ha subito chiesto al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Dap, Bernardo Petralia, di recarsi personalmente sul posto per valutare l’accaduto.

Massimo Costantino, segretario generale Fns Cisl Lazio ha dichiarato che nell’istituto, “più volte avevano chiesto interventi ed anche ispezioni proprio per la nota e cronica carenza di personale .Solo alcuni giorni fa il Provveditorato , dopo un incontro con le rappresentanze sindacali , aveva previsto l’invio di ulteriori 12 unità in ambito nazionale, che si aggiungevano ad altre inviate tramite mobilità nazionale”. Secondo Fns Cisl Lazio occorrerebbero “interventi urgenti perché altrimenti collassa tutto il sistema penitenziario ed occorrono interventi immediati delle istituzioni ed, anche, urgentemente una ispezione”.

Per il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo “il carcere è diventato il luogo di regolamento dei conti a colpi di pistola tra affiliali alla criminalità organizzata. Abbiamo toccato il punto più allarmante di una situazione che da tempo, inascoltati, denunciamo come di massima emergenza”. “Come sia stato possibile introdurre non solo telefonini e droga ma persino un’arma in una sezione di alta sicurezza”, aggiunge, “va accertato e comunque riprova che il “buonismo” nei confronti dei criminali che devono scontare lunghe e pesanti condanne ha già fatto danni enormi, primo fra tutti la delegittimazione della polizia penitenziaria. Spero che adesso i cittadini, l’opinione pubblica, i politici si rendano conto che nelle carceri non sono reclusi vittime o angeli, ci sono autori di crimini efferati per i quali da tempo, invece, si sostengono la clemenza e provvedimenti di indulto. Opinionisti, commentatori, politici dimostrano di avere la mente annebbiata e una grande confusione non distinguendo chi svolge il delicato servizio di controllo negli istituti penitenziari da chi ha compiuto crimini orrendi, con pesanti condanne, e alimenta l’illegalità”.

“Se non interverranno misure immediate in direzione delle proposte presentate da anni, tra le quali il potenziamento di mezzi e personale e l’attività di contenimento dei troppi episodi di violenza contro gli agenti, torneremo indietro agli anni bui dei terroristi detenuti. Lo Stato“, conclude, “riaffermi la sua presenza nel carcere e soprattutto dopo gli impegni solenni del presidente Draghi e del ministro Cartabia è ora che ci si occupi seriamente dei problemi del sistema penitenziario senza illudersi che sfollando le celle, tutto si risolva di colpo”.

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