sabato, 23 Ottobre 2021

Calcio, parità di contratto tra uomini e donne: gli Usa vanno in rete mentre l’Italia prende il palo

Dagli U.S.A. la svolta nei contratti di giocatori e giocatrici. In Italia il calcio femminile resta dilettantistico, almeno fino al campionato 2022/2023.

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Il mondo va veloce e l’Italia resta indietro. Siamo tra i Paesi più affamati di calcio, con una Nazionale maschile campione d’Europa e la femminile che sta sbaragliando le avversarie nelle qualificazioni ai prossimi Mondiali. Eppure, abbiamo ancora tanto da imparare quando si parla di sport e soprattutto di parità. La US Soccer Federation, la Federcalcio statunitense, ha reso noto di aver offerto martedì proposte contrattuali identiche alle federazioni calcistiche per le squadre nazionali maschili e femminili: “Il calcio statunitense – si legge in una nota – crede fermamente che il miglior percorso da seguire per tutti i soggetti coinvolti, e per il futuro dello sport negli Stati Uniti, sia un’unica struttura retributiva per entrambe le squadre nazionali senior”. L’obiettivo è quello di “allineare le nazionali senior maschili e femminili in un’unica struttura di contratto collettivo”. Non solo, la US Soccer Federation ha detto che si rifiuterà di accettare un accordo in cui il montepremi dei Mondiali non è pareggiato.

Nel marzo del 2019 le calciatrici, guidate dalla capitana Alex Morgan, avevano citato in giudizio l’USSF sostenendo di non essere state pagate equamente in base al loro contratto collettivo rispetto a quanto normalmente riceveva la squadra maschile, il cui contratto è scaduto a dicembre del 2018. La nazionale femminile aveva inoltre chiesto 64 milioni di dollari di danni, più altri 3 milioni di interessi ai sensi dell’Equal Pay Act e del Titolo VII del Civil Rights Act del 1964. Nel 2017, la FIFA aveva approvato un aumento del premio in denaro per i Mondiali in Russia del 2018, concedendo un umile regalo di ben 400 milioni di dollari per le 32 squadre maschili qualificate al campionato. Una cifra spaventosa rispetto ai 30 milioni assegnati alle 24 squadre della Coppa del Mondo femminile 2019. Mentre la Federazione Francese intascava 38 milioni, le campionesse statunitensi ricevevano un premio di soli 4 milioni di dollari per il loro secondo titolo consecutivo.

Due anni fa, anche l’Italia si era distinta nel campionato mondiale femminile. La squadra allenata da Milena Bertolini si era fermata ai quarti di finale, sconfitta dall’Olanda 2-0. Per la prima volta è stato possibile guardare i match delle Azzurre in chiaro sui canali della tv nazionale, nonostante una narrazione fortemente stereotipata del calcio femminile e della femminilità stessa, togliendo campo a ciò che contava di più, l’aspetto tecnico. Forse, però, non molti sanno che in realtà il calcio femminile italiano è ancora considerato sport dilettantistico. Ebbene si. Mentre i vari Donnarumma vengono pagati cifre esorbitanti per occupare un posto sulle panchine delle squadre più importanti e ricche del mondo, le calciatrici azzurre sono ancora considerate solo un gradino sopra ai quattro amici al bar che s’incontrano il venerdì sera per la partita di calcetto. Ma pare che l’agonia della disparità si stia approssimando a una svolta. Il calcio giocato dalle donne sarà, a partire dalla stagione 2022/2023, il primo sport italiano femminile a diventare professionista nel nostro Paese. Le calciatrici italiane sono dunque ancora un passo indietro rispetto a quelle statunitensi e del Nord Europa che hanno abbondantemente pareggiato la partita contro il riconoscimento di un diritto sportivo di base.

 

 

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