mercoledì, 27 Ottobre 2021

Referendum contro il Green pass, partita la raccolta firme. I promotori: “Palese strumento di discriminazione”

Partita la raccolte firme contro il Green pass, un referendum abrogativo per annullare tutte le norme sulla certificazione verde. Tra i garanti e i membri del comitato organizzativo spuntano nomi illustri.

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Green pass obbligatorio dal 15 ottobre in tutti i luoghi di lavoro, pubblici o privati che siano. La decisione del Governo, come previsto, si è rivelata un’arma a doppio taglio: se da un lato c’è stato un boom nelle prenotazione dei vaccini; dall’altro c’è stata una repentina risposta da parte di tutti i “no vax” ed i “no green pass”. Così è iniziata una raccolta firme per chiedere l’annullamento del Green pass, tra questi anche docenti universitari e l’ex consigliere di amministrazione della Rai, Carlo Freccero. Nello specifico si vuole proporre un referendum abrogativo delle norme sulla certificazione verde, in quanto è considerato dai promotori di questa iniziativa “un palese strumento di discriminazione che collide con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico, poiché escluderebbe dalla vita economica e sociale della nazione quei cittadini che sostengono convinzioni ed evidenze diverse da quelle imposte dal Governo“.

Sul sito del comitato referendario, sono spiegate le modalità con cui avviene la raccolta firme, sia fisicamente, sia digitalmente. Una modalità nuova – introdotta il 20 luglio scorso – che permette rapidità, così come è successo per il referendum sulla cannabis. Sempre sul sito i nomi del comitato organizzativo e del comitato dei garanti, del primo fanno parte l’Avvocato Olga Milanese, il professor Luca Marini, il professor Francesco Benozzo. Del secondo fanno parte il professor Paolo Sceusa, il professor Ugo Mattei, Alberto Contri, ex presidente della Fondazione Pubblicità progresso e di Carlo Freccero, giornalista ed ex consigliere di amministrazione della Rai. I referendum abrogativi sono regolati dall’Art.75 della Costituzione ed hanno il limite di 500mila firme per proporre agli elettori l’annullamento totale o parziale di una legge. Una volta ottenute le firme, ad esprimersi sarà la Corte Costituzionale comunque in tempi non brevi, visto l’iter da seguire.

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