mercoledì, 27 Ottobre 2021

Scuola, aumento dei casi a pochi giorni dall’inizio: si pensa al modello tedesco delle “micro bolle”

Con l'apertura delle scuole, aumentano i casi e il conseguente ritorno di molte classi alla Dad. Al momento, sono un centinaio in Italia, ma secondo il presidente di Anp Roma, Mario Rusconi, è un numero destinato ad aumentare.

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Con l’apertura delle scuole, aumentano anche i casi di studenti positivi e il conseguente ritorno di molte classi alla Didattica a distanza. Al momento, sono un centinaio le classi in Dad in Italia ma secondo il presidente di Anp Roma, Mario Rusconi, è un numero destinato ad aumentare. Con un solo caso positivo, infatti, tutto il gruppo classe torna alla didattica a distanza con tempistiche diverse in base alla vaccinazione: 7 giorni per gli immunizzati, 10 per chi non lo ha fatto e tampone alla fine in entrambi i casi. Per ridurre quarantene e didattica a distanza si sta valutando l’idea sul modello tedesco delle “micro bolle”, ovvero limitare l’isolamento ai contatti strettissimi di chi viene colpito dal virus: se uno studente si scopre positivo, va in quarantena insieme a lui solo il suo compagno di banco. Su questo modello si sono detti perplessi molti esperti ed epidemiologi, secondo cui un cambiamento del genere potrebbe essere pericoloso e portare a nuovi focolai.

Nel frattempo, il Codacons giudica eccessivo il numero di classi già in quarantena a pochi giorni dall’inizio della scuola e si scaglia contro la scelta del Governo di far misurare ai genitori la temperatura degli studenti. Per il presidente presidente dell’Associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, è indispensabile che siano le scuole a misurare la temperatura agli allievi. Lo stesso Rienzi sta preparando una formale diffida al Miur e agli uffici scolastici regionali, al fine di modificare la procedura di accesso alle scuole, l’obiettivo è quello di evitare o limitare la quarantena a migliaia di studenti.

“Il Governo non ha proposto nessuna soluzione concreta alle carenze strutturali che affliggono la scuola da decenni, ma che sono state e saranno le principali responsabili nell’impedire un’adeguata gestione dell’emergenza sanitaria” – queste le dichiarazioni rilasciate dal Comitato Priorità alla scuola, che tornerà a mobilitarsi il prossimo 20 settembre in tutta Italia. “L’anno scolastico” – fanno notare i sostenitori del Comitato – “non è cominciato bene: orari provvisori, tempo scuola incompleto, cattedre vacanti, ATA insufficienti”. In Puglia, studenti, presidi e docenti scendono in piazza per protestare davanti al palazzo della Prefettura di Bari contro i doppi turni di ingresso in vigore dal 20 settembre per le scuole secondarie di secondo grado, pensati per sovraffollamento sui mezzi pubblici. Ed è il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini, che sull’argomento tenta di rassicurare gli animi: “Ci sono criticità specifiche ma non sistemiche, soprattutto nelle grandi città è stato fatto un passo avanti notevole rispetto all’anno scorso”.

Ad Imperia, una bidella è entrata a scuola senza green pass per la terza volta consecutiva, e nel momento di timbrare l’ingresso, è stata nuovamente allontanata e sanzionata con 400 euro di multa. Nonostante ciò, la donna ha controbattuto, rivendicando il proprio diritto al lavoro, malgrado fosse sprovvista della certificazione. A Torino, negli asili e nei nidi comunali si potrà accedere all’area riservata agli armadietti per cambiare i vestiti ai bambini, anche senza Green pass: questo secondo quanto previsto da provvedimento organizzativo interno emanato dalla Direzione dei Servizi Educativi del Comune. Una nota positiva però c’è. L’Ocse ha confermato che in Italia si spende poco per l’istruzione, notando però che negli anni del Covid, l’Italia ha registrato un aumento di bilancio a favore dell’istruzione primaria e secondaria di primo grado.

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