giovedì, 23 Settembre 2021

“Camere d’odio che fanno esplodere il peggio”: la Digos sui “Guerrieri” no vax

Oltre 200 membri, di cui otto indagati, pronti ad armarsi. Diversi possedevano armi in casa, un arsenale composto da tirapugni, katane, molotov, pistole, sfollagente e spray al peperoncino.

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La Procura di Milano svela i dettagli dell’indagine denominata “I guerrieri”, il gruppo Telegram promotore della manifestazione contro il Green Pass di Roma dell’11 e 12 settembre. I membri, più di 200, si erano sentiti via chat senza mai incontrarsi e contavano di farlo prima dell’evento.
Soltanto otto componenti risultano però indagati: cinque uomini e tre donne con un’età media che si aggira intorno ai 50 anni, tranne un uomo 33enne. Due di loro, compreso l’ideatore della chat, sono milanesi, due i romani, un bergamasco, uno di Reggio Emilia e due veneti, da Padova e Venezia.

Una delle donne era simpatizzante dell’indipendentismo veneto, nel 2019 le venne ritirato il porto d’armi per uso sportivo a causa di problematiche psichiatriche. Italiani di estrazione sociale medio bassa, il gruppo era composto da disoccupati, operai, dipendenti di catene commerciali e da un custode di condominio; non risultano esserci legami con gruppi estremisti di destra o di sinistra, men che meno con l’ala anarchica.
Degli otto, nessuno era stato identificato in precedenza dalla Polizia, indice di una partecipazione alle manifestazioni estive contro il certificato verde, semmai ci fosse stata, in maniera defilata.

Scambi di idee complottiste e no vax già dall’inizio della pandemia, tra le teorie più diffuse del gruppo c’era quella della “soluzione fisiologica” iniettata nei vip al posto del vaccino a loro detta “velenoso”. Durante l’ultimo mese, stesso periodo in cui è partita l’indagine condotta dalla Digos e la Polizia Postale di Milano, i toni dei partecipanti si erano alzati a causa dell’estensione del Green Pass.
“È come se queste camere d’odio – ha detto in conferenza stampa il dirigente della Digos Guido D’Onofrio in riferimento alle chat – facessero esplodere il peggio di queste persone che in questo circuito ristretto si sentono libere di dire le cose più velenose, che forse mai si sarebbero permessi di dire in un contesto pubblico”.

La scelta di perquisire gli 8 indagati è partita quando hanno iniziato a dare opinioni riguardo la “violenza di piazza”: “Non dobbiamo solo scrivere, dobbiamo darci da fare”. Tra i loro obiettivi c’era quello di dare fuoco ai furgoni delle tv oppure di far scoppiare il Parlamento, facendo brillare da remoto una bomba con un drone.
Uno dei perquisiti, un bergamasco, era in regolare possesso di due pistole per uso sportivo, ma si era mobilitato nell’acquisto di altre armi su internet, a suo dire, con lo scopo di migliorare la sua collezione.

Un altro coinvolto aveva invece acquistato online due tirapugni, mentre sono state trovate katane, sfollagente e spray al peperoncino in casa dell’utente di Reggio Emilia. Proprio quest’ultimo scriveva: “Se mi scoprono, per quello che ho, sicuramente mi arrestano per terrorismo”. L’obiettivo dei partecipanti era quello di gonfiare la descrizione del loro arsenale, con l’intento di convincere gli altri membri ad armarsi anche con molotov, a tal punto da esortarli a mobilitarsi nel procurarsele attraverso campi rom o a costruirsele da soli.

Ad oggi, nel corso delle indagini, non risultano esserci collegamenti tra gli attivisti no vax indagati e gruppi antagonisti romani. La chat de “I Guerrieri” è la sola in cui sia venuta fuori la volontà dei partecipanti di passare dalle parole ai fatti, ma l’analisi dei dispositivi elettronici perquisiti potrebbe fornire ulteriori risvolti.

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