venerdì, 24 Settembre 2021

Mahmood e la sua rabbia sui social, tour spostato per la terza volta: “Siamo stati lasciati soli”

Ecco alcuni punti salienti dello sfogo del giovane talento italiano, Mahmood, costretto a spostare il suo tour per la terza volta da inizio pandemia.

Da non perdere

Nessun miglioramento, se non qualcosa di appena percepibile, è stato fatto in questi due anni dall’inizio della pandemia da Covid-19 per quanto riguarda il settore dell’arte, della musica live, dello spettacolo e dell’intrattenimento.

Sebbene l’entrata in vigore del Green Pass stia permettendo ad altri settori un ritorno alla pseudo normalità, il mondo dello spettacolo resta penalizzato dalla capienza ridotta delle sale da concerto, dei teatri, dei cinema, di tutti quei luoghi che per sopravvivere ai costi di gestione hanno bisogno di tornare ai grandi numeri.

Questa situazione ha interessato in prima persona anche il cantautore Mahmood, costretto a spostare il suo tour per la terza volta, come si legge nel suo sfogo sui social di oggi: “A quasi due anni dall’inizio della pandemia, il nostro settore si trova ancora allo stesso punto: siamo fermi (tolte poche, troppe poche, situazioni a capienze ridotte che non permettono ovviamente di sostenere eventi vicini alla vecchia normalità)“. Strizzando l’occhio alle diverse strategie adottate altrove in Europa, Mahmood continua ad esternare il suo rammarico per l’ennesimo spostamento, in un contesto che sarebbe reso più sicuro dal Green Pass: “Ciò che differenzia questo spostamento dai precedenti è che, oggi, abbiamo a disposizione degli strumenti che permetterebbero di poter fare i concerti in sicurezza: i green pass. Guardo fuori dall’Italia e vedo che si può fare, evidentemente quando ci sono la volontà e l’attenzione verso un settore, le soluzioni si trovano“.

Un settore, quello dei live, “abbandonato da parte delle istituzioni“, condizionato da un profondo senso di solitudine degli artisti, che, afferma il cantautore, non si sentonoconsiderati da uno Stato la cui maggior parte dei rappresentanti pensa solo a litigare sui social e a creare continuamente fazioni avverse tra le persone“.

Abbiamo il diritto di tornare a vivere e riappropriarci delle nostre passioni. Abbiamo il diritto di essere ascoltati“: queste le parole a conclusione del suo “J’accuse” verso le istituzioni sempre più ignave.

Ultime notizie