sabato, 18 Settembre 2021

Omicidio Dalla Chiesa, il discorso di Mattarella per un Uomo coraggioso

In uno Stato in cui la legge sul pentitismo vale più della Giustizia, risulta quanto meno singolare il fatto che il nome del mandante dell'omicidio del Generale Dalla Chiesa, dopo 39 anni, sia ancora sconosciuto.

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Il 3 settembre 1982 Cosa Nostra uccise il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. La sua fu una carriera brillante: entrato nei Carabinieri durante la seconda guerra mondiale, negli anni ’70 diventò il protagonista della lotta alle Brigate Rosse. Visti i suoi meriti, nel 1982 venne inviato dallo Stato in Sicilia per combattere la mafia negli anni in cui Cosa Nostra, grazie anche all’esplosione del traffico di eroina, iniziava ad avere sempre più potere.

A poche settimane dal suo arrivo a Palermo, capì che qualcosa non andava, che la macchina della legalità aveva degli intoppi. “Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì“, disse. Di fatto, non aveva potere, non sentiva alcun sostegno da parte dello Stato. Sospettava che la sua chiamata a Palermo fosse stata un’operazione di facciata. “Lo Stato affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di debellare la mafia, ma allo sfruttamento del mio nome per tacitare l’irritazione dei partiti“, diceva, “partiti pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compresi“.

Probabilmente non fece neanche in tempo a toccare determinati interessi, o forse sì. La sera del 3 settembre 1982, il Generale Dalla Chiesa viene crivellato da un kalashnikov. Persero la vita insieme a lui la moglie, Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta, Domenico Russo.

Sergio Mattarella, non solo in veste di Presidente della Repubblica, ma come tutti i familiari delle vittime di mafia sempre toccato da anniversari di questo tipo, ha detto oggi: “A trentanove anni dal tragico agguato del 3 settembre 1982 a Palermo, rendo commosso omaggio al ricordo del Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo, vittime della ferocia mafiosa. La loro barbara uccisione rappresentò uno dei momenti più gravi dell’attacco della criminalità organizzata alle Istituzioni e agli uomini che le impersonavano, ma, allo stesso tempo, finì per accentuare ancor di più un solco incolmabile fra la città ferita e quella mafia che continuava a volerne determinare i destini con l’intimidazione e la morte.
A quell’odiosa sfida la comunità nazionale nel suo complesso, pur se colpita e scossa, seppe reagire facendosi forte della stessa determinata e lucida energia di cui Carlo Alberto Dalla Chiesa aveva già dato esempio, durante il suo brillante percorso nell’Arma dei Carabinieri, nell’impegno contro organizzazioni criminali e terroristiche. Pur nella brevità dell’incarico svolto a Palermo, il sacrificio del Prefetto Dalla Chiesa e il suo lascito ideale contribuirono ad orientare molte delle scelte che, negli anni successivi, hanno consentito un salto di qualità nell’azione di contrasto ai fenomeni di infiltrazione mafiosa nell’economia e nella Pubblica Amministrazione. Norme e poteri di coordinamento più incisivi diedero nuovo vigore alle strategie di contrasto alla criminalità organizzata e rafforzarono la fiducia degli apparati pubblici che la combattevano; mentre, nella società civile, cresceva un sentimento di cittadinanza attiva, portatore di una cultura dei diritti contrapposta alle logiche dell’appartenenza e del privilegio. Nel ricordo di quell’estremo sacrificio, rinnovo alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo i sentimenti di vicinanza e partecipazione miei e dell’intero Paese“.

In uno Stato in cui la legge sul pentitismo vale più della Giustizia, risulta quanto meno singolare il fatto che il nome del mandante dell’omicidio del Generale Dalla Chiesa, dopo 39 anni, sia ancora sconosciuto. A dispetto di ciò che dichiarò una volta, “(…) certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli”, oggi si ricorda la morte di un uomo coraggioso.

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