martedì, 21 Settembre 2021

Roma, bimbo Rom chiede aiuto ai carabinieri: “Mamma mi picchia se non porto i soldi”

"Mia madre mi mena in testa e dietro la schiena se mi rifiuto di andare a cercare il ferro e il rame in giro per i cassonetti" ora è in arresto.

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Succede a Roma: un bimbo rom di 11 anni ha chiesto aiuto ai Carabinieri per denunciare la madre e i fratelli che lo costringevano a chiedere l’elemosina. Ha raccontato tutto, della sua vita da schiavo, sfruttato e maltrattato nel campo nomadi abusivo di Tor Sapienza.

Il racconto è stato subito ritenuto credibile, visti i lividi sul corpo riscontrati dai medici del pronto soccorso. Segni recenti ma anche più datati non hanno lasciato spazio ai dubbi dei Carabinieri di San Basilio che si sono trovati il piccolo davanti la porta della loro caserma: “Mia madre mi mena in testa e dietro la schiena se mi rifiuto di andare a cercare il ferro e il rame in giro per i cassonetti, e se non porto i soldi a casa“.

Dopo le parole del figlio, la donna di 37 anni è stata arrestata per maltrattamenti e lesioni aggravate su minorenne, le indagini però non sono ancora concluse. Oltre la donna, ai pestaggi potrebbe aver contribuito anche il fratello maggiore dell’undicenne. E ancora, alla madre potrebbero essere contestati altri reati, come quello di aver impedito al ragazzino di frequentare la scuola dell’obbligo. Durante l’audizione protetta con una psicologa, infatti, il bambino avrebbe raccontato che sarebbe stata sua intenzione continuare ad andare a scuola dopo la quinta elementare, ma che la madre non glielo avrebbe permesso. Questa l’ipotesi dei Carabinieri che hanno mandato il fascicolo al gip Paolo Andrea Taviano che ne ha disposto l’arresto all’inizio di agosto, anche se la notizia è stata poi resa nota ieri da Leggo e successivamente su agenzie e quotidiani.

Il caso, oltre che storia di cronaca drammatica, è diventato anche politico. La prima a dire la sua su Facebook è stata il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Il bambino è stato trattato al pari di uno schiavo: obbligato a rubare ferro e rame e a fare l’elemosina. E se si addormentava, erano botte. Una storia atroce, che riguarda troppi minori innocenti utilizzati dalle loro famiglie per portare soldi sporchi. Mi auguro che questa signora paghi duramente per i maltrattamenti inflitti a suo figlio e che il piccolo ora possa avere un futuro migliore”.

Anche Laura Corrotti, consigliere Lega Regione Lazio e responsabile regionale Lega del Dipartimento Politiche sociali e Disabilità ha condannato l’accaduto: “Inaccettabile la situazione denunciata dal un bambino rom. Una storia che racconta le condizioni precarie di tanti bambini rom nella Capitale ai quali viene negata l’istruzione e la spensieratezza; per questo, mi auguro che vengano inflitte le giuste punizioni alla madre e ai fratelli che vivono nel campo rom abusivo di Tor Sapienza e un futuro migliore al bambino undicenne”.

Chi vuole vederci chiaro è anche la presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, Licia Ronzulli: “È raccapricciante che un bambino rom di soli 11 anni si sia presentato pieno di lividi e ferite a una stazione dei Carabinieri per chiedere di essere salvato dalla madre violenta che a suon di botte lo costringeva a rovistare nei cassonetti dell’immondizia. Non è concepibile negare in questo modo l’infanzia, la scuola, la spensieratezza e lo svago a un bambino. Mi auguro che a seguito dell’arresto della donna disposto dal gip la magistratura indaghi velocemente su quanto accade al campo rom abusivo di Tor Sapienza, dove il piccolo vive con la famiglia, per accertare l’eventuale presenza di altre situazioni simili. Non c’è scusa che tenga, tutti i minori devono vedere garantiti i propri diritti, al di là dell’etnia, di tradizioni specifiche e dei retaggi culturali di ciascuno”.

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