mercoledì, 22 Settembre 2021

Gli Usa lasciano Kabul, i Talebani: “La guerra è finita”. Approvata risoluzione Onu manca la safe zone

I militari americani hanno abbandonato Kabul. I talebani dichiarano finita la guerra. Approvata risoluzione Onu, ma senza la safe zone.

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Si chiude il sipario sulla guerra più lunga della storia americana, quella in Afghanistan. Ieri sera, anche le ultime truppe hanno lasciato a sorpresa Kabul, un giorno prima della scadenza fissata per il 31 agosto.

Troppo forte la paura di nuovi attentati da parte dei jihadisti dell’Isis-K, dopo gli allarmi lanciati fino all’ultimo dal Pentagono che ancora, nella giornata d ieri, aveva parlato di minacce “reali” e “specifiche” di altri attacchi terroristici. “In Afghanistan non è rimasto un solo soldato americano. Il ritiro di stasera significa sia la fine dell’evacuazione del materiale militare che la fine di quasi 20 anni di missione iniziata poco dopo l’11 settembre”, ha annunciato in serata il generale capo del comando centrale Usa, Kenneth McKenzie. “È una missione che ha assicurato alla giustizia Osama Bin Laden insieme a molti cospiratori di Al-Qaida”, prosegue. “Il costo è stato 2.461 militari e civili americani uccisi ed oltre 20 mila feriti, inclusi sfortunatamente i 13 marines morti la scorsa settimana”, ha aggiunto McKenzie, specificando che gli ultimi a lasciare il suolo afghano sono stati l’ambasciatore e un generale.

Subito dopo l’annuncio del Pentagono, sono stati uditi spari a Kabul per festeggiare la partenza dell’ultimo volo Usa. I colpi venivano in particolare dai principali check point dei talebani, mentre urla di felicità sono arrivate da postazioni nella ex green zone.

Su Twitter, uno dei dirigenti delle milizie talebane, Anas Haqqani ha esultato dicendo: “Abbiamo nuovamente fatto la storia”. “Stasera alla mezzanotte in punto gli ultimi soldati americani hanno lasciato l’aeroporto di Kabul e il nostro Paese ha conquistato la completa indipendenza. Sia lode a Dio”, ha dichiarato il portavoce Zabihullah Mujahid.

Nelle ultime ore di caos del ritiro, alcuni razzi dell’Isis erano stati lanciati sull’aeroporto Karzai della capitale. I jihadisti dello Stato Islamico avevano rivendicato il lancio di “sei razzi Katyusha” con il fine di compiere un’altra strage dopo l’attentato kamikaze che il 26 agosto ha ucciso oltre 170 persone di fronte ai cancelli dello scalo. Il Pentagono, nel confermare l’attacco, ha parlato di cinque razzi, di cui tre caduti fuori dall’aeroporto, uno neutralizzato dal sistema antimissili americano e un altro precipitato dentro il perimetro dello scalo, ma senza causare danni.

Ieri sera la svolta è stata definitiva. In giornata gli americani avevano annunciato che altre 1.200 persone sono state portate fuori dal Paese nelle ultime 24 ore rispetto al massimo di 21.000 in una giornata, raggiunto la settimana scorsa. Il totale degli evacuati è salito così a 116.700 dal 14 agosto. Tantissimi però sono rimasti indietro, come ha ammesso lo stesso Pentagono, e le preoccupazioni delle Nazioni Unite si rivolgono al futuro. Perché “una crisi più ampia è appena iniziata” per i 39 milioni di abitanti del Paese, ha avvertito Filippo Grandi, Alto Commissario Onu per i rifugiati. L’appello è al sostegno della popolazione, in ginocchio dopo due settimane dal ritorno dell’Emirato islamico.

Intanto è stata approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione sull’Afghanistan in cui si chiede la protezione dei civili e dell’aeroporto di Kabul. Il testo, è stato approvato con 13 voti favorevoli e due astenuti (Russia e Cina) e non viene menzionata la “safe zone”, di cui aveva parlato il presidente francese Emmanuel Macron.

Il primo impiego diplomatico internazionale sulla crisi afghana sancisce una dichiarazione dei principi su diritti umani e impegni da rispettare da parte dei talebani ma non riesce a far approvare la zona sicura sotto controllo Onu all’aeroporto di Kabul per garantire corridoi umanitari dopo la scadenza del 31 agosto.
Il consiglio di sicurezza dell’Onu ha infatti adottato una risoluzione in cui sin”aspetta” che i talebani onorino la promessa di lasciar partire in modo “sicuro” gli afghani e gli stranieri che lo desiderano dopo il ritiro delle forze Usa. Chiede inoltre una “rapida e sicura” riapertura dell’aeroporto di Kabul, senza esigere tuttavia la “safe zone” proposta da Parigi, con l’appoggio di Regno Unito e Germania.

Viene infine sottolineata “l’importanza di sostenere i diritti umani, compresi quelli delle donne”, chiedendo di intensificare gli sforzi per fornire assistenza umanitaria, di consentire un’uscita “sicura” dal paese e permettere un accesso sicuro e senza ostacoli alle Nazioni Unite

Nell’astenersi, la Cina ha contestato le “atrocità commesse dai membri della Nato in Afghanistan” dove hanno “ucciso in modo indiscriminato civili afghani” e tentato di “manipolare la visione delle Nazioni Unite” sulla situazione afghana. L’ambasciatore cinese al Palazzo di Vetro ha quindi espresso “dubbi sulla necessità e l’urgenza” di adottare una risoluzione Onu. Anche la Russia ha deciso di astenersi dalla risoluzione proposta da Gran BretagnaFrancia e Stati UnitiMosca e Pechino avevano chiesto un rinvio del voto sulla risoluzione, aggiungendo che non sono stati presi in considerazione gli emendamenti alla bozza proposti.

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