mercoledì, 22 Settembre 2021

Talebani al potere, Biden: “Americani non moriranno in una guerra che gli afgani non combattono”

In evidente difficoltà il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha parlato agli americani, agli alleati, al mondo intero, Talebani e popolo afghano compresi.

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“Ci stiamo adoprando per attuare i programmi che avevamo previsto. L’obiettivo era impedire che potesse esserci un attacco terroristico in America, contrastare il terrorismo, non creare una nazione democratica. Come vicepresidente e come presidente ho assunto decisioni in tal senso”.

Con diversi minuti di ritardo rispetto all’orario previsto, il presidente americano Joe Biden ha parlato alla nazione, ma in realtà lo ha fatto rivolgendosi a tutto il mondo, e ha parlato di Afghanistan, di Kabul, della nuova Saigon come si dice ormai da giorni, da quando la foto dell’elicottero per l’evacuazione sui cieli dell’ambasciata Usa nella capitale afghana ha fatto il giro della Terra, diventando virale.

Ha parlato Joe Biden, rivolgendosi anche ai Talebani. Tutti aspettavano una parola che spiegasse, non che giustificasse, ma che almeno desse un motivo alle immagini drammatiche del popolo afghano in fuga, coi disperati precipitati nel vuoto dopo essersi aggrappati a un aereo in fase di decollo, sperando forse in un miracolo che non c’è stato.

“Ho ereditato un accordo dal presidente Trump negoziato coi Talebani, si era passati da 15mila a 2mila presenze, come presidente ho dovuto prendere una decisione, o confermare l’accordo oppure no, si trattava o di ritirare le forze secondo l’accordo, oppure seguire una escalation e riportare in Afghanistan decine di migliaia di soldati. Ho imparato in 20 anni una dura lezione, non c’è mai un momento giusto per decidere il ritiro”.

“Gli eventi si sono susseguiti rapidamente – dice Biden riferendosi alla rapida avanzata dei Talebani fino alla presa di Kabul-, i leader locali si sono arresi rapidamente, gli americani, le truppe americane non possono combattere e morire in una guerra che le forze afghane non vogliono combattere. Abbiamo dato loro tuti gli strumenti di cui avevano bisogno, abbiamo pagato anche i loro stipendi, abbiamo dato loro tutte le occasioni, non abbiamo potuto dare loro la volontà di combattere”.

“A chi dice che saremmo dovuti rimanere – sottolinea – chiedo quante altre vite americane si sarebbero dovute sacrificare. Io non ho dubbi, non intendo ripetere gli errori del passato, non intendo rimanere per combattere un conflitto che non è negli interessi degli americani. Abbiamo degli interessi vitali nel mondo che non possiamo permetterci di ignorare. Quello che vediamo in Afghanistan è doloroso, per il popolo afghano, per gli americani che hanno combattuto e sono morti. Continueremo a sostenere il popolo afghano, per i diritti dei bambini e delle donne. Nella nostra politica estera dobbiamo occuparci dei diritti umani”.

“Ripoteremo in patria i nostri diplomatici, il nostro personale, risponderemo in maniera decisa e rapida se dovesse essere necessario, completeremo il ritiro delle nostre Forze Armate. La morte di Osama Bin Laden è stato il nostro successo. Io non intendo piangere per altri soldati morti in Afghanistan, non è quello che vogliono gli americani, non è quello che meritano le nostre Forze Armate. L’Afghanistan non sarà un altro Vietnam” dice poco prima di andare via senza rispondere alle domande della stampa.

Un discorso a senso unico, di un presidente in evidente difficoltà, che parla di interessi americani e non di un popolo, quello afghano, il cui sentimento diffuso è quello di tradimento subito dagli americani e dagli occidentali, anche se su questo c’è molto da dire, specie considerando le rassicurazioni fino all’ultimo momento del presidente Ghani, poi fuggito. Ci sarà tempo per analizzare parola per parola il discorso di Biden, tempo che al momento l’Afghanistan, donne e bambini in testa, non hanno. Al momento le notizie che arrivano fuori dai canali ufficiali non lasciano presagire nulla di buono; di rassicurante per ora ci sono soltanto i proclami diffusi dal regime talebano del neonato Emirato islamico.

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