martedì, 21 Settembre 2021

Vaccini, terza dose per immunodepressi in USA: si decide venerdì

L'agenzia del farmaco americana ipotizza una terza dose di vaccino Pfizer o Moderna per il 3% della popolazione statunitense immunocompromessa.

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La FDA, l’agenzia federale americana del farmaco, potrebbe autorizzare una terza dose vaccino contro il coronavirus per le persone immunodepresse. La decisione verrà presa in considerazione da un comitato consultivo dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, che si riunirà venerdì. È quanto si apprende da alcune indiscrezioni sulle misure per proteggere gli americani dalla contagiosa variante Delta.

Circa il 3% degli americani ha un sistema immunitario compromesso, non solo a causa del cancro o di un trapianto di organi, ma anche dall’uso poco moderato di alcuni farmaci e steroidi. Per queste persone si è ipotizzata un’ulteriore dose di vaccino per proteggerle contro il Covid19 e le sue varianti che, nonostante la campagna di immunizzazione, stanno piegando anche l’Occidente.

Molti scienziati sostengono però che la popolazione immunocompromessa in America è troppo diversificata per raccomandare in modo uniforme ulteriori dosi di vaccino contro il coronavirus. Alcuni, infatti, raggiungo la totale immunizzazione con un dosaggio standard nonostante le loro condizioni; altri, invece, possono essere scarsamente schermati dai sieri in circolazione, ma non possono beneficiare di un’iniezione aggiuntiva. Chi si è sottoposto ad un trapianto di organi, ad esempio, si trova nel mezzo, mostrando spesso una risposta immunitaria debole al classico regime vaccinale, ma beneficiando di una terza inoculazione.

Secondo il dottor Dorry Segev, della Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University, circa la metà dei pazienti sottoposti a trapianto non ha risposta anticorpale al dosaggio del vaccino attualmente autorizzato. Il suo team ha studiato 30 pazienti sottoposti a trapianto che erano stati vaccinati ma avevano titoli anticorpali negativi o poco positivi, suggerendo una scarsa risposta del loro sistema immunitario alla vaccinazione. Dopo un’ulteriore iniezione, 14 di loro avevano titoli anticorpali più alti.

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