sabato, 18 Settembre 2021

Green pass e controlli, Garante Privacy smentisce il Governo: “Titolari autorizzati a chiedere documenti”

Nel Dpcm, tra le figure titolate al controllo dell'identità ci sono anche "i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi". È questo il parere del Garante sul nodo green pass e controlli.

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Il Garante della Privacy smentisce il Governo sulla questione green pass obbligatorio e controlli. Secondo l’Autorità, i titolari di bar o ristoranti possono chiedere i documenti di identità ai clienti. E motiva così il suo parere: “Le figure autorizzate alla verifica dell’identità personale sono quelle indicate nell’articolo 13 del d.P.C.M. 17 giugno 2021 con le modalità in esso indicate, salvo ulteriori modifiche che dovessero sopravvenire“, rispondendo ad un quesito della Regione Piemonte sull’argomento. Nel Dpcm, tra le figure titolate al controllo dell’identità ci sono anche “i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi”.

Non spetta agli esercenti dei locali controllare i documenti d’identità del cliente, aveva annunciato ieri ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, sgravando i gestori degli esercizi del ruolo di “controllori” e affermando che devono limitarsi a validare il green pass utilizzando l’apposita App Verifica19. Si attende ancora la circolare del capo di gabinetto del Viminale, Bruno Frattasi, che dovrebbe mettere nero su bianco il parere della ministra.

Anche dopo l’intervento dell’Autorità Garante per la Privacy, siamo ancora lontani dal far luce su quello che sembra l’ennesimo “pasticciaccio brutto” all’italiana: come si supera l’obbligo per i cittadini di esibire i documenti? Un obbligo sancito nell’apposito Dpcm che stabilisce i luoghi in cui è necessario possedere e mostrare il green pass all’ingresso. Allo stato attuale non è possibile che le nuove disposizioni siano compatibili con il Dpcm istitutivo firmato il 17 giugno dal premier Mario Draghi: oltre ad indicare come “verificatori” della certificazione verde i titolari e nei gestori delle attività, stabilisce chiaramente l’obbligo per i cittadini di esibire il documento di identità, per verificare se il QR code mostrato dal cliente è valido o no.

Anche il problema delle sanzioni non è secondario. Quando scatterà la multa per l’esercente se, a seguito di un controllo, si scoprisse che il cliente ha mostrato il QR code di un’altra persona? La confusione è grande sotto l’ombrellone.

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