lunedì, 27 Settembre 2021

Pechino2022, allarme del Coni: “Con questo protocollo non ci andrà nessuno”

Il capo missione dell'Italia Team a Tokyo, Carlo Mornati: "È complicato, la Cina è chiusa non solo per noi ma per tutti. Sarà molto difficile fare quello che abbiamo potuto fare in Giappone. Non ci sono voli, c’è la quarantena per andare e al ritorno".

Da non perdere

A circa 24 ore dalla fine dei Giochi Olimpici tokyo2020, Carlo Mornati, Capomissione a Tokyo e Segretario Generale del CONI, nel quartier generale di Casa Italia illustra strategie e contenuti della programmazione che hanno caratterizzato la spedizione azzurra in Giappone e i suoi successi.

Voglio attenermi al profilo tecnico. Tokyo è un punto di arrivo, per stilare un bilancio del rapporto degli ultimi 7 anni con le Federazioni. Nel 2014 abbiamo rivisitato completamente l’approccio, recuperato l’Istituto di Medicina e Istituto di Scienza dello Sport, centralizzandone l’operato. A Rio 2016 abbiamo preso le misure, Tokyo era un banco di prova importante per verificare la bontà del processo. L’organizzazione ha funzionato perché abbiamo replicato integralmente il modello scelto in Italia: penso al ruolo dei Centri di Preparazione Olimpica, che abbiamo riproposto con il campus di Tokorozawa e con le altre location che hanno ospitato gli atleti prima delle gare. Il feedback è stato molto positivo, le condizioni sono state eccellenti. Trentasei persone si sono prodigate per gestire oltre 700 persone, compresi i 384 atleti, senza dimenticare i problemi e le attività da assolvere in funzione delle misure di contenimento del Covid”.

Mornati sottolinea che “è stata una scommessa vinta dal punto di vista organizzativo oltre alle medaglie conquistate, ma è stata molto difficile con la riforma dello sport degli ultimi due anni. In termini di energie mentali e fisiche è stato molto difficile”. Un ringraziamento poi al presidente del Coni. “Malagò ci ha dato carta bianca nel ripensare un modello nel 2014, portando i centri del Coni sotto la supervisione della preparazione olimpica. Siamo partiti da un profondo processo di riflessione, puntando tutto sulla preparazione olimpica, tra centro di preparazione e Istituto di medicina sportiva, veri e propri asset: ma il modello doveva essere portato a compimento qui a Tokyo. È stato un banco di prova molto importante, e come modello operativo-gestionale funziona. Un metodo d’approccio che è bello vederlo realizzato anche per chi non ha vinto. Il nostro obbiettivo è la trasversalità. Parlare di marginal game è normalità per gli anglosassoni ma noi abbiamo lavorato orizzontalmente invece che verticalmente“.

Il capo missione dell’Italia Team a Tokyo, poi, lancia l’allarme sulle Olimpiadi invernali che si terranno a Pechino il prossimo anno: “È complicato, la Cina è chiusa non solo per noi ma per tutti. Sarà molto difficile fare quello che abbiamo potuto fare in Giappone. Non ci sono voli, c’è la quarantena per andare e al ritorno. Le due federazioni dello sci e del ghiaccio dovrebbero andare per fare i Test event a due mesi dai Giochi. Lo Sci non vorrebbe andare ad oggi. Se si deve fare la coppa del mondo nessuno può andare. Se non cambiano regole di ingaggio, con questo protocollo non va nessuno”.

Ultime notizie