giovedì, 23 Settembre 2021

Variante Delta, allarme dagli USA: “Pericolosa anche per i vaccinati si diffonde come la varicella”

Secondo un documento del CDC, non ancora ufficialmente diffuso, la nuova variante del Covid non solo sarebbe più pericolosa di tutte le altre già conosciute, ma si diffonderebbe più facilmente persino fra le persone vaccinate

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“La guerra è cambiata”. Secondo il documento redatto dal Center for Disease Control and Prevention, massima autorità sanitaria federale degli Stati Uniti, la Variante Delta del Covid sembrerebbe causare malattie più gravi rispetto alle varianti precedenti e si diffonde facilmente come la varicella.

Il documento, una serie di diapositive del CDC diffuse dal Washington Post, mostra il tentativo disperato dell’organismo di controllo di persuadere la popolazione a non abbandonare le norme di prevenzione, compreso l’uso delle mascherine, e a sottoporsi alla vaccinazione. Inoltre, una nuova ricerca suggerisce che le persone già vaccinate e infette da Delta, possono essere in grado di trasmettere il virus con la stessa facilità di coloro che non hanno ancora iniziato o completato il ciclo di immunizzazione. Non solo. Esisterebbe, secondo il CDC, un rischio di ricovero e decesso più elevato tra i gruppi di età più avanzata rispetto ai pazienti più giovani, indipendentemente dallo stato di vaccinazione. Si stima inoltre che ci siano 35.000 infezioni sintomatiche a settimana tra 162 milioni di americani vaccinati.

Secondo un anonimo ufficiale sanitario federale, si tratterebbe di condizioni rare, ma si rende necessario l’aggiornamento delle raccomandazioni per limitare la diffusione dei contagi. “Aspettare anche giorni per pubblicare i dati potrebbe comportare sofferenze inutili e come professionisti della sanità pubblica non possiamo accettarlo”.

Serve dunque una nuova strategia di comunicazione, vista soprattutto la possibilità che la fiducia della popolazione nei vaccini possa essere compromessa. Il documento, infatti, include dati CDC provenienti da studi che dimostrerebbero che i sieri non sono altrettanto efficaci nei pazienti immunocompromessi e nei residenti delle case di cura, aumentando la possibilità che alcuni individui a rischio necessitino di una terza dose di vaccino per ritenersi realmente immunizzate.

 

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