venerdì, 24 Settembre 2021

Prato-Veneto, trafficavano illecitamente rifiuti: indagate 19 persone e 6 aziende

Individuata associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti prodotti dall'industria manifatturiera pratese, alla truffa e alla gestione illecita.

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L’attenta attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Firenze congiuntamente alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Firenze ha permesso l’emanazione di 25 avvisi di conclusione indagini a carico di 19 persone e 6 aziende ritenute responsabili a vario titolo di reati che vanno dalla associazione per delinquere finalizzata al compimento di un traffico di rifiuti prodotti dall’industria tessile pratese, alla truffa e alla gestione illecita di rifiuti. Infatti, scarti tessili pretesi sono stati abbandonati all’interno di aree e capannoni in disuso nelle province di Prato e Pistoia in Toscana, Verona, Padova, Vicenza e Rovigo in Veneto, fino ad arrivare a Salerno, in Campania.

L’attività investigativa, coordinata dall’Autorità Giudiziaria pratese prima e da quella fiorentina poi, ha avuto inizio nel 2019 a seguito di un controllo operato dal N.O.E. di Firenze presso un’azienda pratese di gestione rifiuti. I militari dell’Arma, dopo controllo i proprietari stessero progettando l’incendio del capannone, pieno di rifiuti tessili, avevano sequestrato l’intero impianto ed appurato numerose violazioni ambientali. La stessa azienda era già nota ai Carabinieri ed alla D.D.A. in quanto era già stata oggetto di indagine terminata a febbraio di quest’anno con l’emissione di 8 avvisi di garanzia per reati analoghi nei confronti dei vecchi gestori dell’impianto e di consulenti ambientali.

La precedente compagine societaria, dopo i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, aveva ceduto l’intera attività ad un altro gruppo mantenendo lo stesso nome, intestandola ad una ragazza residente in Lombardia. A capo di tutto c’erano il padre ed un altro socio occulto, entrambi residenti fuori dalla Toscana, che per condurre i loro traffico si avvalsero della complicità di altro imprenditore del pistoiese.

Gli accertamenti successivi sviluppati dal N.O.E. di Firenze hanno permesso di appurare come, immediatamente dopo il subentro nell’attività, i nuovi imprenditori senza esperienza nel settore dei rifiuti e delle abilitazioni e permessi necessari (ma utilizzando le vecchie autorizzazioni ormai scadute) si sono imposti nel mercato del ritiro dei rifiuti costituiti da ritagli tessili e della pelle (residui di fibre tessili lavorate oppure residui del confezionamento e finiture delle pelli) prodotti dalle varie manifatture pratesi, proponendo prezzi molto concorrenziali per il prelievo, che venivano conferiti all’interno degli ormai noti “sacchi neri”. Una volta portati all’interno del fabbricato in via delle Case Nuove i rifiuti tessili venivano semplicemente accatastati in cumuli e non veniva fatta nessuna operazione di trattamento e recupero (cernita, separazione, sanificazione, compattazione, imballaggio) allo scopo di trasformarli in materia prima secondaria, da avviare poi a successivi cicli produttivi.

Pertanto, avendo abbattuto i costi di gestione, in poche settimane gli indagati hanno consentito che l’intero capannone fosse stipato in tutti gli spazi, sino al soffitto e nel frattempo, con alcuni stratagemmi, hanno progressivamente cercato di liberare i magazzini da parte dei rifiuti per fare spazio e riceverne altri cospicui quantitativi, assicurandosi così altri profitti illeciti, in particolare in un primo momento hanno tentato di inviare i rifiuti a incenerimento attraverso spedizioni transfrontaliere (verso Polonia e Bulgaria), per poi architettare un espediente più proficuo, ovvero riempire alcuni capannoni vuoti e in disuso situati in Veneto.

In fine, i gestori della ditta toscana si sono avvalsi della collaborazione di alcuni complici che, anche attraverso la creazione fittizia di un’altra società a cui destinare formalmente i carichi, hanno fornito l’apporto logistico per l’individuazione dei siti presso i quali indirizzare i tir colmi di rifiuti, ricercavano in particolare capannoni ed aree in disuso nelle numerose zone industriali venete, prive di attività produttive nelle vicinanze. Gli scarti tessili, tramite meccanismo del “giro-bolla” venivano trasformati in merce, non più tracciabile come rifiuto e quindi più agevole da movimentare.

Per i loro fini illeciti, gli indagati si sono avvalsi di ditte di trasporto compiacenti, ai cui autisti venivano di volta in volta impartite istruzioni sul luogo da raggiungere in Veneto, dove venivano agganciati da una serie di complici locali che poi li conducevano in fabbricati situati nelle vicinanze e presso i quali avevano già provveduto a liberare gli ingressi, giunti sul posto i mezzi venivano scaricati in grande fretta direttamente sul pavimento. In pochissimi giorni il capannone prescelto veniva completamente riempito.

Tramite questo sistema, in tre mesi gli indagati hanno smaltito illegalmente circa 1000 tonnellate di rifiuti, assicurandosi un profitto illecito di almeno 250 mila euro, al netto dei pagamenti in nero comunque percepiti.

Oltre alla ditta pratese, altre 5 aziende sono state colpite dallo stesso provvedimento della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha ipotizzato a loro carico dei reati previsti dal Decreto Legislativo 231/01, ritenendo acclarata la responsabilità amministrativa delle società stesse, poiché i rispettivi amministratori e soci hanno proceduto al trasporto e/o ricezione di rifiuti in violazione di legge, qualificati fraudolentemente come merce, per destinarli in siti non autorizzati a riceverli.

Le notifiche dei provvedimenti agli indagati e amministratori delle aziende sono in corso di esecuzione ad opera dei Carabinieri in Toscana, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Campania.

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