martedì, 27 Luglio 2021

Strage di Utoya, 10 anni dal massacro: la ferità è ancora aperta

A 10 anni dalla strage di Oslo e Utoya, il 22 luglio 2011, la Norvegia non riesce a dimenticare il sangue ed il dolore di quel giorno: più di 200 i feriti, 77 i morti "abbattuti" dal mostro Anders Behring Breivik. L'uomo non si è mai pentito.

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Il 22 luglio 2011 le stragi di Oslo e Utoya: a 10 anni da quel “maledetto” giorno, nessuno è riuscito a dimenticare il sangue ed il dolore che. Anders Behring Breivik ha provacato. Sono stati massacrati a sangue freddo con armi automatiche 69 studenti sull’isola di Utoya ed altre 8 persone ad Oslo. Gente innocente, nel posto sbagliato nel momento sbagliato, morte solo per una follia ideologica. A distanza di anni, l’uomo ormai 42enne non si è mai pentito ma ha continuato a vivere la sua vita tra sbarre e libri.

Il primo attacco, 15.25: un’autobomba esplode davanti al Palazzo dell’ufficio del Primo Ministro Jeans Stoltenberg. Un attacco alla politica per cui hanno rimesso la vita 8 persone, 209 i feriti, di cui 12 gravi.

Il secondo attacco, 17.30: nelle vesti di poliziotto, Breivik con colpi di fucile “abbatte” 69 ragazzi in un campus della sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese. L’uomo era lucido, è questa la cosa più grave. C’era la volontà di quell’atto terroristico: una vittima al minuto, in maniera lenta e implacabile.

Il 22 luglio 2011 la Norvegia ha perso la sua innocenza, non i principi su cui si fonda. Il 22 luglio 2021 la ferita è ancora aperta, perché a volte sopravvivere è più difficile che vivere.

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