domenica, 1 Agosto 2021

Cannes, il violento Titane di Julia Ducournau vince la Palma d’Oro. Tutti i premiati

Julia Ducournau vince la Palma d'Oro per il discusso Titane. La regista francese è la seconda donna a ricevere il premio in tutta la storia del Festival di Cannes.

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Tra risate ed equivoci dovuti alle incomprensioni linguistiche del Presidente della Giuria, Spike Lee, con la madrina del Festival Doria Tillier, si è appena conclusa la cerimonia di chiusura del Festival di Cannes.

Il premio più prestigioso, la Palma d’Oro, consegnata da una radiante Sharon Stone, è stata vinta dallo sconvolgente Titane di Julia Ducournau che durante una standing ovation ha dichiarato: “So che il mio film non è perfetto. Ma penso che nessun film sia perfetto negli occhi della persona che l’ha realizzato. Si potrebbe anche dire che il mio sia mostruoso”.

La regista francese, che è la seconda donna a vincere questo premio in 74 anni, ha inoltre ringraziato la giuria per aver accettato “un mondo più fluido e inclusivo” e per “aver lasciato entrare i mostri”.

La Palma d’Oro inoltre è stato oggetto di una divertente gaffe, poiché stava per essere annunciato per sbaglio da Spike Lee a inizio cerimonia. Il regista americano, scusandosi ha poi commentato: “Mi dispiace se sto facendo un casino”.

La Palma d’oro d’Onore, come era già anticipato, è stata consegnata da Paolo Sorrentino a Marco Bellocchio che, dopo un lunghissimo applauso di diversi minuti, parlando rigorosamente in italiano perché “l’italiano è una bella lingua”, ha concluso il suo discorso di ringraziamento dicendo: “Le cose di cui sono stato più soddisfatto sono state fatte con coraggio”.

Subito dopo è stato annunciato il premio per la miglior interpretazione maschile, assegnato da Adèle Exarchopoulos. Il vincitore è stato l’attore americano di Nitram, Caleb Landry Jones che emozionato ha esclamato “Grazie, sto per vomitare”.

Come migliore attrice è stata invece premiata la norvegese Renate Reinsve, protagonista di The Worst Person in the World di Joachim Trier. L’attrice tra la lacrime ha ringraziato tutto il team del suo film. Il premio per la miglior regia è stato assegnato da Valeria Golino al regista francese di Annette, Leos Carax, che però per motivi non specificati non era presente alla cerimonia.

Per la miglior sceneggiatura ha invece vinto il giapponese Ryusuke Hamaguchi per Drive My Car, vincitore anche del premio della critica internazionale e della giuria ecumenica. La Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica lo ha scelto per essere una pellicola “estremamente sottile, un’opera fantastica sull’eterno potere dell’arte”, firmata “da uno dei più promettenti registi attuali”.

Ex equo per il Grand Prix, dedicato ai film che mostrano maggiore originalità o spirito di ricerca. Il premio è stato consegnato da Oliver Stone ai due film A Hero del regista iraniano Asghar Farhadi e Hytti nro 6 del finlandese Juho Kuosmanen. Ex aequo anche per il Premio della Giuria diviso tra il film thailandese Memoria e l’israeliano Hadereḵ di Nadav Lapid.

La Caméra d’or, attribuito alla migliore opera prima di tutte le sezioni è andato a Murina, della regista croata Antoneta Alamat Kusijanovic. Infine la Palma d’oro per il miglior cortometraggio è stato assegnato a All The Crows in the World di Tang Yi. A conti fatti, forse il vero vincitore del Festival è stato il multiculturalismo e la diversità.

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