lunedì, 25 Ottobre 2021

Gran Bretagna, scienziati contro Johnson: 1200 i pareri negativi alla riapertura totale

Non si placa il dibattito tra forze politiche e mondo scientifico sulla lungimiranza di una scelta pericolosa, come quella voluta dal Premier Johnson, di riaprire senza obblighi e restrizioni di sorta in UK.

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Secondo il documento redatto da 120 esperti e pubblicato da Lancet, prestigiosa rivista medica, la scorsa settimana sono saliti a 1200 gli scienziati che hanno espresso la propria condivisione del documento in cui si esprime un parere negativo sull’abolizione di ogni tipo di restrizione, in vigore a partire dal prossimo lunedì, nel Regno Unito. Riapertura totale voluta dal Premier britannico Boris Johnson.

Pericolosa e immorale” sono gli aggettivi che gli illustri uomini di scienza hanno adoperato per descrivere la scelta del governo, che alla luce del momento storico di impennata dei contagi dovuta alla variante Delta, porterebbero non solo la popolazione ad un rischio maggiore di contagio, ma soprattutto contribuirebbero in maniera significativa alla diffusione della stessa in altre parti del Pianeta. Questo perché il Regno Unito, non va dimenticato, rappresenta un’imprescindibile snodo internazionale nei collegamenti aerei.

La scelleratezza di questa decisione, continuano gli scienziati, è dunque legata al fatto che “finirà per coinvolgere tutti“, tutto “il mondo che sta guardando“.

Ad un’attenta analisi, non ci sono affatto le condizioni per procedere ad una riapertura della portata auspicata da Johnson: i criteri, infatti, avrebbero dovuto essere quelli di una situazione pandemica sotto controllo e di una popolazione protetta; motivo per cui gli scienziati non hanno esitato a definire quella del Primo Ministro “una sfida alla logica e alla scienza“, una cosa “stupida in termini sia di politica sanitaria che di politica economica“.

Secondo quanto affermato dal professor Walter Ricciardi, il timore che Boris Johnson potrebbe non aver abbandonato l’idea diabolica del raggiungimento dell’immunità di gregge, frase che non molto tempo fa aveva fatto gelare il sangue al mondo, sarebbe giustificato dal fatto che, a conti fatti, nessun Paese, nemmeno il Regno Unito, può ritenere di aver raggiunto una copertura vaccinale completa della popolazione.

Malgrado il count-down verso il “Freedom Day”, dalle cui melodie incantatrici è rimasto soggiogato lo stesso premier, ora occupato a gestire le forze politiche e l’opinione pubblica, di sicuro l’invito delle pubbliche istituzioni, dal sindaco di Londra ai vari ministri, è quello di continuare ad usare le mascherina nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto, nei supermercati, e così via.

Ma ecco spiegato il nocciolo della questione: in realtà, l’unanimità dei pareri non è presente nemmeno all’interno del mondo scientifico, poiché esso stesso è diviso tra quanti credono che bisognerà imparare a convivere con il virus, reso meno pericoloso dall’immunizzazione della popolazione, e quanti invece si battono per raggiungere la meta “zero Covid”, ossia la lotta alla scomparsa totale del virus.

Un dibattito ideologico che porterà, come sempre accade, il popolo a pagare le conseguenze maggiori.

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