domenica, 17 Ottobre 2021

Variante Delta, Sileri appoggia il modello Francia: “Green Pass per eventi anche da noi”

Il sistema del Green Pass potrebbe dare una forte spinta a coloro che sono indecisi sul vaccino, anche se andrebbe comunque data l'alternativa del tampone, per rispettare gli equilibri costituzionali.

Da non perdere

Dal 21 luglio in Francia in tutti gli eventi o luoghi in cui sono riunite più di 50 persone sarà obbligatorio mostrare un documento che attesta la vaccinazione o la negatività al Covid, praticamente il tanto discusso e auspicato green pass. Dopo la forte sterzata della Francia, l’Italia sembra essere pronta a seguire l’esempio.

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha dichiarato al Messaggero che fare subito come ha fatto la Francia “è sicuramente una scelta giusta. Dovremmo farlo anche in Italia, non chieda a me perché ancora non siamo partiti, io a Speranza l’ho detto tante volte”. Per Sileri bisognerebbe applicare “sul serio” il Green pass; questo significherebbe niente quarantena per chi ha ricevuto due dosi e una revisione dei parametri nel giro di una, massimo due settimane.

Guardando ai più giovani, Sileri fa un semplice esempio: “Pensiamo alle discoteche: se concedessimo ai locali di aprire per i clienti con il Green pass, avremmo la corsa di chi ha tra i 18 e i 40 anni a vaccinarsi”.

Anche per il Commissario per l’Emergenza, Francesco Figliuolo, il sistema del Green pass potrebbe dare una forte spinta a coloro che sono indecisi sul vaccino, anche se andrebbe comunque data l’alternativa del tampone, per rispettare gli equilibri costituzionali.

Sulla stessa linea diversi parlamentari del Pd e alcuni governatori, mentre Giorgia Meloni, definisce la proposta “follia anticostituzionale” e “idea raggelante”. Dello stesso avviso anche Salvini, che commenta: “Non scherziamo”.

Diverse correnti di pensiero anche per le categorie: Fipe-Confcommercio prospetta pesantissime penalizzazioni per i ristoratori, invece Federalberghi pensa che sarebbe un provvedimento “sacrosanto”.

Varie le ipotesi, ma nulla di certo fino ad ora: non si attendono decisioni nelle prossime ore, ma sicuramente verranno fatte valutazioni a giorni; è comunque difficile che una decisione possa essere presa prima del consueto monitoraggio di vaccini e contagi previsto per venerdì.

Per quanto quella del Green pass sia una soluzione plausibilmente efficace, che permetterebbe di convincere gli indecisi del vaccino a farlo al più presto, restano dei nodi da sciogliere, come quello della sua costituzionalità e sui problemi di privacy che ne scaturirebbero e che poi andrebbero passati al vaglio dal Garante. A proposito di questo, un’altra questione dolente e ancora aperta è quella dell’allineamento all’Europa sul certificato, che in Italia si riceve due settimane dopo la prima dose vaccinale, invece in Ue è valido solo dopo la seconda dose.

In Italia, allo stato attuale, il Green pass è obbligatorio per accedere ad eventi sportivi e culturali, banchetti e cerimonie ma, nel caso in cui ci dovessimo omologare alle misure previste in Francia, sarebbe necessario anche per entrare in luoghi che accolgono più di 50 persone, oltre che per accedere a bar, ristoranti, centri commerciali e mezzi di trasporto sulle lunghe distanze.

Tra i favorevoli a queste ultime ipotesi c’è il governatore della Liguria, Giovanni Toti, e l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato, che ha dichiarato che “sarebbe utile che il Governo decidesse in che maniera vada utilizzato il certificato verde, possibilmente con la vaccinazione completa, prima di adottare misure restrittive”.

Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, invece, afferma che “il Green pass l’abbiamo fatto quattro mesi fa. La nostra carta di vaccinazione la rilasciamo dopo la seconda dose”.Posizione radicata, rispetto a quella del governatore lombardo, Attilio Fontana, convinto che questa idea “oltre a non essere possibile in Italia per privacy, in Lombardia non è necessaria”.

Anche in Parlamento c’è caos: dal Pd si chiede di “estendere il Green pass a tutti i luoghi di socialità”, per i pentastellati in Commissione Affari sociali, questa è una ipotesi troppo “prematura e pone interrogativi per coloro che devono forzatamente ricorrere al tampone”.  Matteo Renzi, invece, mantiene la linea “per l’obbligo vaccinale al personale sanitario e scolastico”.

Ultime notizie