mercoledì, 4 Agosto 2021

Latina, voto di scambio alle Comunali 2016: due arresti indagato europarlamentare della Lega

Le misure coinvolgono l'imprenditore, occupato nel settore dei rifiuti, e un suo collaboratore. Indagato europarlamentare della Lega.

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Matteo Adinolfi, europarlamentare della Lega, risulta coinvolto nell’inchiesta della Dda di Roma per voto di scambio in occasione dell’elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Latina del 5 giugno 2016. L’accusa a suo carico è scambio elettorale politico mafioso. L’imprenditore Raffaele Del Prete si trova ai domiciliari.

Su richiesta della Dda capitolina, è stata emessa dal gip di Roma un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, eseguita da Polizia e Carabinieri. Le misure coinvolgono l’imprenditore, occupato nel settore dei rifiuti, e un suo collaboratore. Secondo l’accusa, durante le elezioni amministrative del 2016 a Latina, i due, dopo aver pagato 45mila euro a membri del clan Di Silvio, si sarebbero aggiudicati almeno duecento voti al candidato nella lista “Noi con Salvini”, nei quartieri di influenza del clan.

Il provvedimento restrittivo è legato ai risultati ottenuti in due indagini distinte eseguite dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia e degli Agenti delle Squadre Mobili di Latina e Roma, con l’appoggio e la collaborazione del Servizio Centrale operativo della Polizia di Stato.

Nelle indagini sono state prese in considerazione anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Agostino Riccardo e Renato Pugliese, che hanno dato conferma di quanto già accertato. È stato inoltre documentato che Riccardo risulterebbe il tramite per l’accordo politico mafioso tra il gruppo criminale e l’imprenditore. Riccardo ha ricevuto un’investitura da parte dei Di Silvio nel curare i rapporti con la politica della provincia di Latina ed in occasione della tornata elettorale del 2016, tramite l’imprenditore, di sostenere la candidatura di un politico della lista “Noi per Salvini”.

Il pagamento dei 45mila euro è stato somministrato in tre fasi all’interno dell’azienda. Nessuno degli appartenenti alla famiglia Di Silvio si sarebbe dovuto presentare nella sede del partito, per evitare di apparire come “collettore” di voti “procurati da soggetto interno al clan”, mentre l’imprenditore avrebbe fatto avere le comunicazioni al clan esclusivamente tramite il pentito.

L’elezione del politico sarebbe stata per l’imprenditore pontino funzionale alle strategie economiche della sua società per ottenere il monopolio nella gestione dei rifiuti e delle bonifiche nel territorio pontino.

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