domenica, 1 Agosto 2021

Ddl Zan, bocciata pregiudiziale al Senato: il percorso a ostacoli prosegue

Si conclude con il respingimento della pregiudiziale la discussione per l'approvazione del Ddl Zan in Senato. Domani il secondo round con il voto delle sospensive.

Da non perdere

Si è conclusa poco dopo le 20 la seduta in Senato per discutere l’approvazione del disegno di legge contro omobitransfobia, misoginia e abilismo. Palazzo Madama ha respinto la pregiudiziale: il Ddl Zan torna in Aula domani alle 9.30 con il voto delle sospensive, prima della discussione generale del provvedimento.

In seguito all’intervento di Andrea Ostellari, su una probabile irreale narrazione di quanto accaduto in merito all’ostruzionismo da parte del presidente della Commissione Giustizia, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha immediatamente sospeso la seduta per convocare la conferenza dei capigruppo.

Il senatore leghista aveva infatti invitato la presidenza a convocare la capigruppo “per valutare se c’è la disponibilità di continuare quel dialogo che avevamo intrapreso in quel tavolo politico che aveva dato ottimi frutti e sulla base del quale, secondo me in 15 giorni, potremmo arrivare a un testo condiviso e quindi permettere a quest’aula di votare con una buona maggioranza, un’ampia maggioranza, un testo migliore senza quelle criticità sollevate da tanti e forse da troppi”. Una palla colta al balzo da Casellati, la quale ha sottolineato di aver già convocato la conferenza alle 15, successivamente rinviata “per conoscere per conoscere lo stato dell’arte” della Commissione in merito al disegno di legge.

La scelta della presidente ha provocato la reazioni degli esponenti di M5s, Leu e PD che hanno invocato una celere ripresa della discussione in Aula. Il dem Franco Mirabelli definisce la versione di Ostellari “abbastanza forzata se non fantasiosa”. Il Ddl Zan “è un provvedimento importante, che serve a proteggere le persone“, continua Mirabelli fra i commenti e fischi dell’Aula. “Ci è stato impedito di discutere fino a marzo – dice il senatore. A marzo abbiamo dovuto votare a maggioranza la calendarizzazione di un disegno di legge approvato dalla Camera. Ci è stato detto che quel disegno di legge non doveva andare avanti perché era divisivo nella maggioranza, poi si è cercato di congiungerlo, poi sono state fatte 170 audizioni – ha ragione Ostellari – tutte uguali”.

Prosegue l’ex presidente del Senato Pietro Grasso che rimprovera Casellati l’aver consentito a Ostellari “di dare la sua versione, doveva dire qual è lo stato dei lavori, non può egli fare la storia, tra l’altro non corretta, di tutti quelli che sono stati i lavori in Commissione”.

La pentastellata Alessandra Maiorino prova a farsi sentire fra i fischi provenienti dagli spalti del centro-destra. La presidente lamenta un clima da stadio: “non riusciamo a individuare i fischietti sotto le mascherine. Abbiamo già vinto gli europei”. “Il Presidente – prosegue poi Maiorino – ci ha impedito persino la votazione sulla calendarizzazione. Ora noi a grandissima fatica abbiamo votato. L’Assemblea si è espressa per portare il provvedimento in questa sede e, quindi, la prego di rispettare il voto e di consentire l’avvio della discussione generale sul disegno di legge Zan. Aggiungo che la mediazione sarebbe possibile se chi vuole mediare fosse davvero interessato a tutelare i diritti delle persone in questione, ma così non è”.

Mentre all’esterno di Palazzo Madama Fratelli d’Italia protesta con un flash mob contro l’approvazione del disegno di legge, prende parola l’esponente Ignazio Larussa. “Si tratta di bandierine ideologiche”, e continua “Si tratta di un importantissimo provvedimento, nel quale per alcuni si discute delle fragilità e per altri anche del diritto di opinione, della possibilità di esprimere le proprie idee: questo è un dato di fatto”.

La capogruppo di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini, condivide la richiesta di Ostellari “perché ancora una volta la settimana scorsa, a nome del Gruppo parlamentare che rappresento, abbiamo avanzato esattamente la seguente proposta: abbiamo chiesto che si partisse, già dalla settimana scorsa, per una mediazione su di un testo solo parzialmente condiviso, ma come buona base di partenza”. ” Nessuno in quest’Aula ha il diritto di dare patenti di tutela dei diritti fondamentali più o meno buona, più o meno efficace, più o meno lecita, ad alcuno”, prosegue Bernini. “Se veramente vogliamo fare una mediazione, e noi lo vogliamo perché non riteniamo che questa discussione debba limitarsi alla porzione di mondo buona che rappresentate voi e la porzione di mondo cattiva che rappresentiamo noi, perché vogliamo dare alla norma un aspetto più compatibile con la sua efficacia, chiediamo ancora una volta che la norma venga discussa in quest’Aula e non solo in maniera apparente, formale e senza modifiche, mantenuta in un testo che noi riteniamo non solo inutile, ma pericoloso proprio per i suoi destinatari, proprio per quella libertà di espressione di cui tante volte si è parlato in quest’Aula e che a volte così poco si rispetta”.

Dopo gli interventi di Julia Unterberger (gruppo per le Autonomie) e Davide Faraone (Italia Viva), la seduta viene sospesa per poi ricominciare poco dopo le 19. La presidente Casellati, prima di far intervenire Pillon, comunica che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali e sospensive. Secondo l’organizzatore del Family Day, “l’articolo 1 del disegno di legge Zan viola l’articolo 3 della Costituzione” la quale “parla di tutela della persona in base al sesso che è una condizione oggettiva. Invece, nel disegno di legge Zan troviamo scritto che accanto al sesso, che intanto non è più il sesso biologico come tutti noi siamo abituati a ritenere, ma automaticamente può essere biologico o anagrafico, e già qui viene da chiedersi quale dei due prevalga, vengono date altre caratterizzazioni della persona che sono genere, orientamento sessuale e identità di genere”. Secondo Pillon le definizioni del primo articolo del Ddl Zan “non sono giuridiche, non hanno una qualità giuridicamente riconoscibile, sono definizioni date sulla base di teorie filosofiche o antropologiche che nulla hanno di reale, di oggettivo”. Il senatore leghista teme che chiunque, grazie alla Zan, possa “autopercepirsi sulla base della convenienza del momento, violando evidentemente qualsiasi criterio di oggettività nella propria definizione”.

Pillon torna poi sul presunto limite alla libertà di parola. “Io provo a chiedere ai colleghi che sostengono questa proposta di legge se sarà ancora possibile parlare, per esempio, di contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso, se sarà ancora possibile esprimersi pubblicamente contro l’adozione da parte di coppie same sex, oppure se sarà ancora possibile dichiararsi contrari alla maternità surrogata, alias utero in affitto, oppure se tutto questo sarà eletto come istigazione alla discriminazione, perché la fattispecie di istigazione alla discriminazione è talmente fumosa, talmente difficile da definire in modo tassativo che tutto potrà essere considerato istigazione alla discriminazione, anche perché, come abbiamo sentito proprio nel dibattito di questi giorni, qualcuno sta già dicendo che i diritti riproduttivi sono diritti inalienabili della persona. Conseguentemente, dirsi contrari all’adozione da parte di coppie same sex o dirsi contrari alla maternità surrogata diventerà evidentemente un’istigazione alla discriminazione; sarebbe come se qualcuno venisse a dirmi che io non mi devo riprodurre: sarebbe sì istigazione alla discriminazione”. Inoltre, il leghista sottolinea ancora il diritto di un bambino ad avere una madre e un padre e “a non essere acquistato su internet”.

Anche per Alberto Balboni di Fratelli d’Italia il Ddl Zan violerebbe alcuni articoli della Costituzione. “In particolare, l’articolo 21 della Costituzione, che garantisce il diritto di pensiero e di manifestazione delle proprie opinioni viene, a nostro avviso, messo in pericolo dall’articolo 2 del disegno di legge, il quale non punisce, badate bene, la violenza e l’istigazione alla violenza nei confronti di una persona soltanto in ragione del suo orientamento sessuale, ma punisce anche l’istigazione alla discriminazione, senza che in questo disegno di legge sia in alcun modo spiegato in cosa esattamente consista”. Il senatore rivendica poi il diritto di continuare ad affermare che “la funzione sociale della famiglia fondata da un uomo e da una donna per mantenere, istruire, educare e allevare un figlio” senza finire “sotto processo”. “Chiunque di noi dica, ad esempio, che un bambino ha diritto ad avere una madre e un padre potrebbe domani trovarsi denunciato da una associazione di omosessuali, di gay o altro che si sente discriminata da questa nostra affermazione e il magistrato lo dovrà rinviare a giudizio e lo dovrà giudicare”.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, annuncia che il partito voterà contro la questione pregiudiziale. “Da otto anni è in discussione una legge che colpisce i reati di omotransfobia e al Senato non ha trovato i voti”, dice l’ex premier difendendo la proposta Sclafarotto e ribadendo la necessità di un accordo (che riguarderebbe gli articoli 1, 4 e 7) per fare un patto politico e dunque approvare la legge nel giro di due settimane.

Matteo Salvini difende se stesso e il suo partito dicendo di cercare uomini e donne in gamba, senza fare discriminazioni in base al genere o all’orientamento sessuale. Il leader del Carroccio, con linguaggio colorito, difende il diritto alla libertà di amare chiedendo di deporre bandierine e ideologie. Rivolgendosi ad Alessandro Zan poi “togliamo quello che divide, non solo quest’Aula, ma il Paese. Togliamo i bambini e togliamo l’educazione affidata alle scuole elementari: lasciamo alla mamma e al papà il diritto e il dovere di educare i propri bambini, non allo Stato.”

La presidente Casellati indice la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata dai senatori Pillon e Romeo (QP1), e dal senatore Balboni e da altri senatori (QP2). Il Senato però respinge con 124 sì, 136 no e quattro astenuti. Il Ddl Zan torna in Aula domani alle 9.30 con il voto delle sospensive, prima della discussione generale del provvedimento. Entro le 12 del 20 luglio sarà possibile presentare gli emendamenti al disegno di legge.

 

Ultime notizie