giovedì, 2 Dicembre 2021

“Il calcio tira fuori il peggio dalle persone”. Anche da chi lo critica

Accusare il calcio è come guardare il dito mentre si sta indicando la luna. La violenza a cui abbiamo assistito in questi giorni è il sintomo di un'emergenza culturale, il resto è solo becero classismo.

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“Il calcio tira fuori il peggio dalle persone”. Se volessimo ragionare in questo modo, allora potremmo ben dire che sono le minigonne a causare le molestie. Quella che dipinge calciatori e tifosi come degli idioti dediti esclusivamente alla violenza è una logica classista dura a morire. Il calcio è lo sport più seguito e amato al mondo, questo non vuol dire che tutti i supporters siano accomunati da una virulenta ferocia che induce loro a picchiare gli avversari o a sfondare vetrine e automobili.


Non è dunque il calciare un pallone la causa del “peggio dalle persone”, bensì la cultura dominante, quella del branco
, che abbiamo visto nelle piazze italiane dopo il match contro la Spagna e nelle strade del quartiere di Wembley ieri, prima, durante e dopo la partita. Se si insegna ai bambini che per farsi valere, sempre, devono fare tutto a cazzo duro, come si dice in gergo, non si può affermare che il calcio sia la principale molla che fa scattare la violenza.

Questo sport è solo il fondale del teatro. Perché? Verso la fine dell’800 furono proprio gli inglesi a strappare il gioco del calcio dalle mani dei ricchi e dell’alta borghesia per metterlo anche in quelle callose del proletariato. Da quel momento è diventato lo sport di tutti, il più amato e praticato perché, per giocare, tutto ciò che serve sono i piedi e un pallone.

Accusare il calcio è come guardare il dito mentre si sta indicando la luna. Non è questo sport a sputare sulla bandiera dell’avversario, a toccare il seno di una tifosa senza il suo consenso, a ballare nudo in città, a fischiare mentre i supporters dell’altra curva intonano il loro inno. Il problema è ben più grave, è culturale. Il resto è solo becero classismo.

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