martedì, 19 Ottobre 2021

Europei: vince il calcio, ma perde la lotta al razzismo. Insultati giocatori inglesi

I fatti di ieri, pubblicamente visibili sui social dei tre attaccanti ma anche su un murales di Rashford a Withington, completamente coperto da graffiti razzisti, restituiscono un quadro piuttosto impietoso di cattiveria e incoerenza degli esseri umani.

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Se è vero che lo sport tiene uniti, avvicina tutti sotto un’unica bandiera e regala emozioni inaspettate, è vero anche che a volte può far male. Ieri sera, un’aria densa di delusione e amarezza è calata sul cielo inglese e non sono mancati gli sfoghi di violenza, fisica e verbale dei tanti che, quando si parla di sconfitta, mettono da parte quello che è lo spirito sportivo per abbandonarsi alla rabbia e alla scorrettezza.

Una finale come quella di ieri si è giocata sulla tensione di chi, trovandosi faccia a faccia col portiere avversario, ha sentito tutto il peso del momento, le aspettative di milioni di tifosi, gli occhi del mondo puntati addosso e la responsabilità nei confronti della propria squadra e del proprio Paese. Il gioco della probabilità si fa serrato quando si arriva a calciare nell’area di rigore. Sbagliare è umano e Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka, giocatori della nazionale inglese, lo hanno capito non solo nell’istante in cui la palla non ha centrato la rete italiana e quel 50% di probabilità di vittoria è svanito nello stadio di Wembley. Lo hanno capito anche quando sono stati investiti da una serie di insulti di matrice razzista, solo perché lontani dal candore della Royal Family e dei suoi sudditi.

I fatti di ieri, pubblicamente visibili sui social dei tre attaccanti ma anche su un murales di Rashford a Withington, completamente coperto da graffiti razzisti, restituiscono un quadro piuttosto impietoso della cattiveria e dell’incoerenza di noi esseri umani e fanno capire come le belle parole, la lotta alle discriminazioni, al razzismo e ad ogni forma di violenza siano per lo più circostanziali e non realmente sentite.

Gli Europei 2021 sono stati al centro di una polemica riguardante il gesto di alcuni calciatori prima delle partite: la consuetudine, per alcuni di essi, è stata quella di inginocchiarsi prima del fischio d’inizio in segno di solidarietà per il Black Lives Matter (le vite dei neri contano), movimento internazionale nato all’interno della comunità afroamericana con l’obiettivo di contrastare il razzismo. Quello dell’Europeo non è solo stato un campionato sportivo, ma anche il terreno di scontro per essere definiti più o meno razzisti, a seconda che si condividesse un gesto del tutto opinabile (come nel caso degli italiani) come quello dell’inginocchiarsi davanti agli avversari a inizio partita.

Allora essere incoerenti è una prerogativa del tutta umana: va bene inginocchiarsi, ma va bene anche insultare chi, fino a qualche minuto prima, veniva considerato il proprio eroe. L’insulto poi diventa più infimo in base alla sfumatura di pelle cui viene rivolto.

La condanna è arrivata da ogni dove: il principe William si è dichiara “nauseato” aggiungendo come sia “totalmente inaccettabile che alcuni giocatori debbano subire questi simili comportamenti abominevoli”. Anche il primo ministro Boris Johnson ha commentato come vergognosi gli insulti che i tifosi inglesi hanno rivolto ai giocatori della propria nazionale, spiegando che i calciatori dell’Inghilterra “meritano di essere trattati da eroi”, e che gli insulti sono invece “spaventosi abusi”.

E la condanna arriva dallo stesso allenatore della squadra, Gareth Southgate, che in una dichiarazione sul The Guardian, fa notare come gli insulti rivolti ai suoi giocatori siano imperdonabili. Lo stesso dichiara poi: “Questo non può continuare e le piattaforme dei social media e le autorità devono agire per garantire che questo disgustoso abuso a cui i nostri giocatori sono sottoposti quotidianamente si fermi ora”.

Lo sport potrebbe rappresentare uno strumento potente per promuovere la coesione sociale
e trasmettere importanti valori quali il reciproco rispetto e la tolleranza. Ma finché la lotta al razzismo non abbandonerà gesti vuoti e circostanziali e non si apprezzerà il valore di una sana competizione sportiva, che ammette anche arrivare secondi, anche lo sport sarà un ambiente in cui il razzismo e la discriminazione dilagheranno.

E allora no, nessun modo di inginocchiarsi potrà cambiare le cose.

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