sabato, 16 Ottobre 2021

Palermo, operazione ‘Gordio’: 81 arresti

A Palermo, durante le prime ore del mattino 63 persone sono finite in carcere, 18 agli arresti domiciliari.

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A Palermo durante le prime ore del mattino 63 persone sono finite in carcere, 18 agli arresti domiciliari e 4 sottoposti ad obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. Tutte le 85 persone ritenute responsabili di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, reati in materia di armi, droga, estorsione e corruzione.

L’operazione è stata chiamata ‘Gordio’ ed ha coinvolto le province di  Palermo, Trapani, Latina, Napoli, Roma e Nuoro, dove con l’aiuto delle unità cinofile, del nucleo elicotteri e dei cacciatori di Sicilia sono stati eseguiti complessivamente 70 provvedimenti cautelari.

Le indagini sono iniziate nel 2017 e proseguite per ben due anni; tenendo d’occhio l’evolversi del rapporto tra Ottavio Lo Cricchio e Michele Vitale, imprenditore vinicolo e esponente della famiglia Vitale.

Grazie alle indagini sono stati individuati anche altri 3 componenti della famiglia: ‘Giusy’ Vitale, ex capomafia della famiglia ‘Fardazza la quale collaborava con la giustizia e attualmente non è sotto protezione, la sorella Antonina Vitale e il figlio Michele Casarrubia. Secondo le accuse la donna gestiva un traffico di cocaina dalla sua località segreta, la droga pare essere stata acquistata dai Casamonica e in Calabria. 

Tra le 85 persone coinvolte nelle custodia cautelari c’è anche un agente di Polizia penitenziaria accusato di corruzione aggravata ed è ora ai domiciliari; l’uomo prestava sevizio al carcere Pagliarelli di Palermo ed avrebbe aiutato Francesco Nania (arrestato nel 2018) a comunicare con l’esterno. Durante le indagini è emerso anche un legame tra boss e politici locali ed poco più di un anno fa il Consiglio comunale fu sciolto per i condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa. 

Pare che Nania è riuscito ad avere rapporti con l’esterno con l’aiuto del titolare di un’agenzia immobiliare di Partinico, il quale ha fornito come “fidata risorsa” l’agente della penitenziaria: l’agente ha permesso scambi di informazioni con Nunzio Cassarà, rivelando anche informazioni interne alla struttura penitenziaria così da ostacolare indagini e intercettazioni. L’uomo riceva come ricompensa cibo, abiti, carburante e così via.

Dalle indagini è emerso che la cocaina proveniva dal basso Lazio o dalla Campania, vi erano accordi con i fratelli  Visiello (esponenti del clan di Torre Annunziata); l’hashish invece, arrivava da Palermo. 

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