venerdì, 30 Luglio 2021

“Shecession”: le donne hanno pagato il prezzo più alto della pandemia

La pandemia da Covid-19 ha tutto l'aspetto di essere una vera e propria "Shecession", ovvero una recessione che grava molto più sulle donne che sugli uomini.

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La crisi da Covid-19 è ed è stata anche una crisi di genere: a pagare il prezzo più alto in termini occupazionali e lavorativi da ormai un anno e mezzo sono le donne. Se la crisi economica del 2008 era stata definita dai grandi economisti come “Hecession” o “Mancession” perché colpiva in modo prevalente i settori produttivi di edilizia e industria manifatturiera, quella del 2020 ha tutto l’aspetto di essere una vera e propria “Shecession”, ovvero una recessione che grava molto più sulle donne che sugli uomini.

A confermarlo anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia al Quirinale con le vincitrici della XXXIII edizione del Premio Marisa Bellisario. “Il peso delle conseguenze della pandemia – spiega – ha gravato su tutti ma il costo pagato dalle donne è stato particolarmente alto. Eppure durante la pandemia il ruolo delle donne nel contrasto del virus è stato particolarmente forte e intenso”.

Studi pubblicati su Vox Eu, Share e Inail parlano chiaro: a differenza di qualsiasi altra crisi economica moderna occidentale, la recessione innescata dalla pandemia Covid-19 ha creato maggiori perdite occupazionali delle donne rispetto agli uomini, ma di fatto anche maggiori rischi di contagio per le lavoratrici. Interpolando lo studio italiano Inail pubblicato in occasione dell’8 marzo con i dati raccolti da Share, il quadro restituisce circa 147.875 denunce presentate al 31 gennaio 2021 per contagi, di cui ben 102.942 femminili, cioè 70 contagi ogni 100 sono di donne, con età media di 46 anni. Di fatto, una prima osservazione è che le lavoratrici cinquantenni sono maggiormente coinvolte in lavori “rischiosi”, siano essi “essenziali” o “non essenziali”.

Sul versante occupazionale i dati sono drammatici: nonostante il blocco dei licenziamenti, su 101mila lavoratori che hanno perso il lavoro a dicembre, l’Istat attesta che 99mila riguardano posti occupati da donne (98%) e solo poco più di 2mila di uomini.

Le donne così sono state costrette a tornare o rimanere a casa: un considerevole passo indietro dopo decenni di lotte e di conquiste, parziali, che hanno portato al riconoscimento di diritti basilari e al tentativo di un’equità lavorativa e salariare. Il problema occupazionale generato dalla crisi Covid è legato ad un’instabilità di fondo del mercato lavorativo che relega le donne a posizioni lavorative inferiori e con minori tutele. Ridurre il gap di genere negli ambienti di lavoro non è mai stato facile, a causa della mancanza di strutturate politiche di welfare sociale: ancora oggi si obbligano le donne a scegliere tra la propria carriera, la volontà di mettere su famiglia e il “lavoro di cura” che, per dogmi sociali e mancanza di sussidi e aiuti, sono costrette a svolgere.

La recessione ha influenzato non solo gli attuali sistemi economici familiari e personali, ma influenzerà anche le future opportunità di guadagno per donne che ad oggi hanno perso un lavoro. Perché trovare un nuovo lavoro è difficile; ma per una donna trovarne uno con la stessa responsabilità, retribuzione e opportunità di carriera è pressoché impossibile.

La perdita di capitale umano femminile è, al contrario di quanto accada per gli uomini, completamente compensata solo decenni dopo: ciò, unito all’enorme buco occupazionale femminile e ai minori salari, lascia facilmente intuire come il divario retributivo di genere, nonché l’impatto macroeconomico della recessione sull’intera popolazione, possa gravare in maniera considerevole nel prossimo futuro e sulle future generazioni.

Se è vero che per le istituzioni ridurre il gap di genere è “(…) un obiettivo fondamentale della Repubblica – aggiunge Mattarella – “la effettiva parità, che il valore del principio di uguaglianza è collocato nell’art. 3 della Costituzione non per una mera enunciazione ma nella convinzione che l’uguaglianza è condizione fondamentale per la crescita della nostra società e la realizzazione dei valori della Costituzione sotto ogni profilo. La sottolineatura della necessità di parità non sarà mai sufficientemente ricordata e riaffermata. Auspico che non ci sia resistenza alla conquista degli spazi ma che le Istituzioni garantiscano percorsi ragionevolmente ampi e percorribili per raggiungerli”, c’è da chiedersi il perché ad oggi non siano state messe in campo reali politiche di tutela per tutte le lavoratrici in difficoltà.

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