sabato, 31 Luglio 2021

I diritti pestati della comunità LGBT, un filo rosso sangue da Stonewall al ddl Zan

Più di mezzo secolo dopo, i moti di Stonewall rappresentano un momento storico d'orgoglio, palesando l'ancora attuale e impellente necessità di combattere contro una società ancora troppo omofoba e transfobica che in alcuni casi continua a non tollerare i diritti di chi viene definito “diverso”, “mostruoso” o " innaturale".

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Era una sera come le altre nella grigia New York, quella a cavallo tra il 27 e il 28 Giugno del 1969. Quattro chiacchere al bar, un bicchiere di birra, qualche sigaretta fumata. L’aria era pesante ma non per certo per il clima: in quegli anni New York era caratterizzata da continue retate da parte della polizia nei locali gay.

E da lì a poco, lo Stonewall Inn, ormai leggendario locale del Greenwich Village e noto per essere uno dei punti di ritrovo della comunità omosessuale, sarebbe diventato il fulcro di uno dei più terribili scontri contro le forze dell’ordine, nonché l’epicentro di una delle rivoluzioni più famose al mondo dal post dopo-guerra che permise di cambiare per sempre la storia, non solo delle persone LGBTQ+, ma dei diritti umani e di tutte e tutti noi.

Quando la luce nel bar andò via, tutti smisero di ballare. La polizia entrò, costrinse con la forza, la violenza e le botte tutti fuori, ammassando uomini e donne. “Pensavamo ci avrebbero trattato come animali. E così fecero. Ci sbatterono in un ufficio minuscolo come fossero dei fenomeni da baracconi. Ci trattarono malissimo. Molti di noi vennero picchiati, molti vennero anche stuprati”. si racconta.

Le autorità degli Stati Uniti degli anni ’60 mettevano in campo qualsiasi tipo di stratagemma per arrestare persone omosessuali, in virtù di assurde norme a cui i corpi non conformi alla logica etero-patriarcale erano sottoposti. Ma quella notte, quando otto agenti della polizia arrestarono tutti coloro che furono trovati privi di documenti o vestiti con abiti del sesso opposto, qualcuno ne ebbe abbastanza. Fu probabilmente Sylvia Rivera, attivista transgender statunitense, dopo essere stata pungolata con un manganello, a lanciare una bottiglia contro uno degli agenti e a dar vita al punto di non ritorno.

Capire dove finisca la leggenda e inizi la realtà di quella notte non è facile. I moti di Stonewall sono circondati da un alone di mistero. Forse perché si trattò di una ribellione improvvisa, spontanea, dal basso e che nei giorni successivi si allargò a tutta New York. O forse perché da quel giorno e fino ad oggi, in quasi ogni parte del mondo si creò una consapevolezza diversa che aprì il dibattito pubblico sulla libertà di espressione, sessualità e identità di genere. Stonewall ha dato il via ad un grande movimento di rivendicazione di diritti umani e civili che arriva fino ai giorni nostri e che culmina nelle piazze arcobaleno di ogni Giugno nelle principali città mondiali con i Pride.

Più di mezzo secolo dopo, i moti di Stonewall rappresentano un momento storico d’orgoglio, palesando l’ancora attuale e impellente necessità di combattere contro una società ancora troppo omofoba e transfobica che in alcuni casi continua a non tollerare i diritti di chi viene definito “diverso”, “mostruoso” o “innaturale”.

La cultura etero-patriarcale e capitalistica, che trova nella celebrazione del binarismo di genere e nella consacrazione dell'”unico modello di famiglia naturale” l’essenza più  profonda, miete ancora oggi numerose vittime per discriminazione e violenza. Solo negli ultimi giorni e solo in Italia, si contano almeno 3 casi di aggressioni, violenze e morti per omofobia. Nonostante i passi in avanti compiuti in materia di diritti LGBTQ+ e il relativo attivismo, nonostante il dibattito attorno a tale tematica si sia evoluto col tempo nell’ottica di una maggiore e continua inclusività e trasversalità, è importante ricordare da dove si sia partiti per comprendere dove si voglia arrivare.

Ad oggi, la nostra lotta di civiltà risulta essere l’approvazione di un Disegno di Legge che  punta a superare la Legge Mancino, intervenendo sull’art. 604 bis del Codice Penale. Il Ddl Zan però incontra non poche ostilità: non solo perché si riconosce per la prima volta nella storia italiana l’aggravante della discriminazione per motivi di genere, orientamento sessuale e identità di genere, ma perché mette nero su bianco la distinzione fondamentale tra sesso, genere e orientamento sessuale.

La conquista di diritti fondamentali è subordinata ad una relativa coscienza sociale da coltivare. La riuscita degli ‘Stonewall Riots’, i tre giorni di proteste, portarono ad una decisa presa di coscienza non solo della comunità omosessuale statunitense ma di tutte e tutti i cittadini statunitensi. Analogamente, il ddl Zan avrà una portata rivoluzionaria non solo con l’eventuale ed effettiva approvazione, ma quando ogni cittadino e cittadina italiana sentirà propria questa legge di civiltà.

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