martedì, 3 Agosto 2021

Muore suicida sotto un treno a 18 anni: in rete spuntano insulti omofobi

Orlando si è gettato sotto un treno una settimana fa. Sul suo profilo, tra i messaggi di cordoglio, spuntano anche gli insulti omofobi. Indaga la Procura

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Aveva appena 18 anni Orlando Merenda, il giovane che domenica scorsa si è tolto la vita lanciandosi sotto un treno tra Torino Lingotto e Moncalieri. Nessun messaggio, nessun biglietto d’addio. A uccidere Orlando non è stato però un convoglio ferroviario, ma l’omofobia.

“Mi aveva confessato di aver paura di alcune persone. Non mi ha spiegato chi fossero, non ha fatto nomi. Era preoccupato. Diceva che mettevano in dubbio la sua omosessualità”, ha raccontato il fratello Mario a La Stampa. Notizia confermata anche da amiche e amici di Orlando e che adesso tormenta la madre del ragazzo, Anna.

“Adesso ho un altro compito. Trovare i colpevoli e non mi darò pace finché non uscirà la verità. La mia lotta ora ha la priorità”, scrive la donna sui social. “Oggi credo sia stato ingannato, deriso e umiliato – dice in un video. Era libero e doveva essere libero di essere e fare quel che voleva, invece temo che subisse senza parlare e raccontarci”.

È proprio sui social che Orlando, come tanti altri, si sentiva libero di essere sé stesso e di ammutolire chi cercava di tarpargli le ali. “Il problema delle menti chiuse è che hanno la bocca aperta”, recita un suo post del 27 marzo. Ora, sotto le sue foto, si moltiplicano messaggi di cordoglio, cuori, angeli e mani giunte; ma spuntano anche insulti e persino il richiamo ad un profilo (adesso inattivo) che inneggia alla morte degli omosessuali.

Informazioni utili per la Procura che ha aperto un fascicolo, l’ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella di omofobia e bullismo; la Polizia Ferroviaria ha acquisito i messaggi e ha sentito amici, compagni di classe e gli insegnanti dell’istituto professionale in cui studiava per diventare barman e cameriere.

Quello di Torino è l’ennesimo campanello d’allarme che urla la necessità di una legge per  tutelare e salvare la vita di chi non è libero di poter essere sé stesso. A sottolinearlo è anche l’assessore ai Diritti della Città di Torino, Marco Giusta. “Abbiamo ora una possibilità importante per cambiare le cose, e mi rivolgo ai senatori e alle senatrici: approvate il Ddl Zan“. Un cambiamento che deve partire dalle scuole, motore della formazione di nuove e sempre più aperte generazioni, troppo spesso frenate dall’ottusità di un Paese che teme la civiltà.

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