domenica, 17 Ottobre 2021

Origini Covid, è giallo: scienziato americano recupera dati cancellati

Lo scienziato Jesse D. Bloom, con i suoi studi, intende gettare una nuova luce sulle origini del Covid e su tutte le informazioni condivise dalla Cina con il resto del mondo. Ci si aspetterebbe che le prime sequenze del virus riportate siano le più simili a questi coronavirus di pipistrello, ma in questo caso non sembrerebbe essere così.

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Ancora oggi, dopo più di un anno dallo scoppio della Pandemia di Sars-CoV-2, le sue origini e la sua diffusione rimangono un mistero. Tante le polemiche sollevate nel corso di questi mesi, basti pensare alla “bomba” rilasciata  dal virologo statunitense Anthony Fauci, riguardo la sua incertezza sulle origini naturali del virus e alle reazioni di Matteo Bassetti e Giuseppe Novelli.

Non si fanno attendere le teorie dello scienziato Jesse D. Bloom del Fred Hutchinson Cancer Research Center, Howard Hughes Medical Institute di Seattle che intende, con i suoi studi, gettare una nuova luce sulle origini della Pandemia e su tutte le “ombre” lasciate della informazioni condivise dalla Cina con il resto del mondo.

Il ricercatore, nel suo lavoro non ancora pubblicato, vuole ricostruire tutto partendo da un’anomalia da lui “intercettata”: un set di dati, contenente sequenze di Sars-CoV-2, risalenti ad inizio pandemia a Wuhan, è stato cancellato dall’archivio di lettura dei National Institutes of Health. Così avvia una vera e propria ricerca, recuperando – da Google Cloud – i file cancellati per ricostruire sequenze parziali di 13 dei primi campioni del virus.

Ma il “giallo” non finisce qui: l’analisi filogenetica di queste sequenze cancellate, nel contesto di dati esistenti accuratamente annotati, suggerisce che le sequenze del mercato dei frutti di mare di Huanan che sono al centro del rapporto congiunto Oms-Cina non sono pienamente rappresentative del virus che circolava a Wuhan all’inizio dell’epidemia. Invece, il progenitore delle sequenze conosciute di Sars-CoV-2 conteneva probabilmente tre mutazioni relative al virus del mercato, che lo rendevano più simile ai ‘parenti’ coronavirus del pipistrello.

I primi virus, studiati dall’Oms, non rappresentano, in realtà, tutti i ceppi virali in circolazione nei primi mesi. Quale può essere, allora, una spiegazione plausibile alla mancanza di quei file? “Non c’è una ragione scientifica plausibile per la cancellazione – ipotizza – le sequenze sono perfettamente concordanti con i campioni descritti dagli autori di uno studio del 2020 (Wang e altri) e non ci sono correzioni al documento, nel quale si afferma peraltro che è stata ottenuta l’approvazione dei soggetti e che il sequenziamento non mostra prove di contaminazione da campione a campione. Sembra quindi probabile che le sequenze siano state cancellate per oscurarne l’esistenza”.

Conoscere e capire cosa è successo in quel famoso Dicembre 2019, a Wuhan, città dove ha fatto la sua prima comparsa il patogeno, sarebbe importante per tracciare gli albori di quel virus; così come per comprendere quali siano stati gli eventi che hanno portato all’infezione il paziente zero.

“I tentativi di dedurre il progenitore di Sars-CoV-2 sono stati confusi da un fatto: le prime sequenze riportate di Wuhan non sono le sequenze più simili al correlato Coronavirus del pipistrello. Il fatto lascia perplessi perché, sebbene l’origine prossimale di Sars-CoV-2 rimanga poco chiara – zoonosi versus incidente di laboratorio – tutte le spiegazioni ragionevoli convergono sul fatto che a un livello più profondo il genoma di Sars-CoV-2 sia derivato dai Coronavirus dei pipistrelli. Ci si aspetterebbe che le prime sequenze del virus riportate siano le più simili a questi coronavirus di pipistrello, ma in questo caso non sembrerebbe essere così”.

Bloom ha provato a contattare, più volte, gli autori cinesi che definivano finiti quei campioni, ma purtroppo non ha ottenuto nessuna risposta. L’indagine, però, deve continuare.

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