mercoledì, 28 Luglio 2021

Saman Abbas, il fratello conferma: “È stato lo zio ad ucciderla”

Il 16enne ha confermato che lo zio 33enne sarebbe l'esecutore materiale del presunto omicidio della giovane, rea di aver rifiutato un matrimonio combinato.

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Questa mattina alle 9.30 a Reggio Emilia nell’aula a porte chiuse, davanti al gip Luca Ramponi, si è svolta l’audizione protetta riguardo l’omicidio di Saman.
La testimonianza del fratello 16enne ha confermato le ipotesi degli inquirenti: “È stato lo zio ad uccidere Saman”.
Il 33enne Hasnain Danish avrebbe ucciso Saman per poi rifiutarsi di dire al fratello dov’era seppellita e di indicare il movente del delitto.

Ikram Ijax, il cugino 28enne, ha seguito l’udienza video-collegato dal carcere, incastrato dalle riprese con le pale in mano: fino a questo momento è l’unico fermato tra i cinque latitanti. Ikram attualmente risulta estradato e in custodia cautelare nel carcere di Reggio Emilia.

Durante l’audizione, il 16enne avrebbe protetto i genitori, come conferma anche Lalla Gherpelli, avvocato difensore di Hasnain. Davanti al gip e in presenza degli avvocati difensori dei cinque indagati, la versione dei fatti del fratello è stata cristallizzata, in maniera anticipata durante la fase di indagini preliminari, come prova da portare poi a processo, con particolari cautele volte a tutelare il fratello della malcapitata.

La difesa del minore Valeria Miari, ha risposto alla domanda se il 16enne volesse tornare in patria, dopo la fuga tentata dalla comunità in cui attualmente si trova: “Vuole tornare in Pakistan dai genitori? Non lo so. Ma deciderà il tutore affidatogli dalla Procura dei Minori”.

“La posizione del mio assistito dopo l’incidente probatorio resta uguale. Se il fratello ha confermato le accuse nei confronti dello zio? Sì, lo confermo”, afferma la legale Gherpelli.
L’avvocato inoltre afferma di non avere notizie del suo assistito con il quale ancora non è riuscita a parlare.
È stata un’udienza non semplicissima – ha proseguito – il fratello di Saman era molto preparato e si è mostrato tranquillo. C’era la traduttrice interprete di lingua Urdu, ma parla e comprende bene l’italiano. Abbiamo fatto domande a lui direttamente. Ha risposto a tutto e nessun quesito è stato respinto dal gip”.

Simone Servillo, avvocato che difende i genitori di Saman, ha aggiunto: “Non ci sono stati colpi di scena. I miei assistiti? Non sono riuscito ancora a contattarli, ma il processo è tutto da fare e la loro posizione è difendibile”.

Al termine dell’incidente probatorio del fratello di Saman, i legali difensori di Ikram Ijaz, Domenico Noris Bucchi e Luigi Scarcella hanno affermato: “Il nostro assistito ha confermato la volontà di rendere dichiarazioni spontanee al pm e lo faremo prima possibile”.

Massimo riserbo da parte di Isabella Chiesi, procuratore capo reggente di Reggio, che informa che non è stato ancora formalizzato l’iter internazionale per il rientro in Italia dei genitori di Saman, scappati in patria e attualmente ricercati, con l’avvocato della coppia che si è attivato per contattare il consolato del Pakistan.

Il fratello di Saman era stato bloccato dalla Polizia a Ventimiglia il 9 maggio scorso, in compagnia dello zio Hasnain, mentre tentavano di lasciare l’Italia. Hasnain con permesso di soggiorno, era stato lasciato libero in quanto non c’era ancora un mandato di cattura, mentre il fratello sprovvisto di documenti era stato condotto in ad Imperia in una comunità per minori.

“Si è comportato in modo disciplinato e attento alle regole, ma è apparso molto spaventato a causa della situazione che viveva, assai più grande di lui”, racconta la dirigente comunale dei servizi sociali di Imperia Sonia Grassi, facendo riferimento alla paura che il ragazzo percepisce verso la sua famiglia.
Il giovane è stato seguito da un’assistente sociale e da uno psicologo: “Abbiamo garantito assistenza fino a quando, il 12 maggio, siamo stati contattati dai carabinieri di Novellara. Poi lui è stato affidato a un’altra comunità. Abbiamo cercato di dargli la massima serenità possibile. Per noi è stata un’esperienza importante sul piano umano e professionale”.

La dirigente ha smentito la fuga del ragazzo da Imperia, affermando che ciò era accaduto circa due settimane fa, salvo poi essere stato rintracciato da solo a distanza di poche ore.
Il responsabile della cooperativa che gestisce la comunità, Alessandro Giullia, racconta l’attenzione dimostrata verso il 16enne: “Solo dopo alcuni giorni abbiamo saputo dai carabinieri della vicenda che lo riguardava: loro ci hanno chiesto di presidiarlo e così l’intera notte prima di affidarlo a loro i nostri operatori l’hanno trascorsa vegliando su di lui”.

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