mercoledì, 4 Agosto 2021

Patrick Zaki, i suoi 30 anni in carcere. Sassoli: “Non ti lasceremo mai solo”

Detenuto da oltre un anno nel tristemente noto carcere di Tora, oggi Zaki compie 30 anni. Dal web arrivano messaggi di auguri e speranza

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Un altro compleanno, il secondo, nel carcere di Tora per Patrick Zaki, che oggi compie 30 anni. Lo studente egiziano dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna è detenuto nella famigerata prigione a sud del Cairo dal 7 febbraio dello scorso anno.

“Oggi Patrick Zaki compie 30 anni nel carcere di Tora, uno dei più crudeli al mondo. La sua colpa? Aver difeso i diritti umani. Fin dal primo giorno ci battiamo per lui e non ci fermeremo fino a quando non sarà liberato”, scrive su Twitter Amnesty International Italia. Per l’occasione l’Ong ha organizzato, insieme a 6000 Sardine, il comune di Bologna, l’ateneo bolognese e l’Arcidiocesi, un percorso espositivo dal titolo “Patrick Patrimonio dell’umanità”, che fino al 30 giugno si snoderà da Porta Saragozza all’arco del Meloncello. Quasi due chilometri di strada in cui verranno affissi 50 striscioni con i disegni del fumettista Gianluca Costantini.

I social pullulano di auguri e di speranze per la liberazione dello studente del Gemma (Master Erasmus Mundus che si occupa di “Women’s and Gender Studies”). Tra questi, anche i post di Enrico Letta e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

Noi chiediamo al governo di applicare l’indicazione unanime del Parlamento e dargli la cittadinanza“, scrive il segretario del PD. L’ultima seduta parlamentare per discutere la concessione dello status di cittadino italiano onorario risale, infatti, allo scorso aprile. “Oggi questo ragazzo, Patrick Zaki, che amava l’Italia e studiava a Bologna, trascorrerà il giorno del suo trentesimo compleanno nelle galere egiziane, tra l’altro in piena emergenza Covid” scrive su Facebook David Sassoli. “E’ in prigione dal 7 febbraio 2020, ma Zaki non ha fatto proprio niente, non ha commesso alcun reato. La sua detenzione è una vergogna per tutti coloro che credono nei valori umani e nei diritti fondamentali della persona“. Il presidente conclude con un augurio e la promessa di non lasciare mai solo lo studente egiziano.

Patrick Zaki era tornato al Cairo il 7 febbraio 2020 per una vacanza in compagnia della sua famiglia. Il giorno successivo, dopo essere stato fermato in aeroporto, gli è stato convalidato l’arresto davanti alla procura della città di Mansura, 120 km dal Cairo. Accusato di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo, rischia fino a 25 anni di carcere. Da oltre un anno, come tanti altri negli ultimi anni, Zaki è un prigioniero di coscienza, picchiato e torturato con scariche elettriche (come denunciano i suoi legali). La detenzione prolungata e costantemente rinnovata, mira a cancellare il ricordo dello studente di cui arrivano centellinate notizie attraverso gli avvocati della famiglia. “Voglio mandare il mio amore ai miei compagni di classe e agli amici di Bologna. Mi mancano la mia casa, le strade, l’università”, scriveva in una delle ultime lettere inviate alla madre.

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