giovedì, 28 Ottobre 2021

Eutanasia, per la prima volta in Italia un tribunale chiede verifica condizioni paziente

Storica decisione del Tribunale di Ancona, che chiede di provvedere alla verifica delle condizioni necessarie per poter confermare la richiesta.

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Storica decisione quella presa dal Tribunale di Ancona, che dopo il precedente diniego a un paziente richiedente l’accesso al suicidio assistito, ora torna sui suoi passi chiedendo invece di provvedere alla verifica delle condizioni necessarie per poter confermare la richiesta.

Il Tribunale ha infatti richiesto all’ASL, come previsto dalla legge, di accertare che:

1) il reclamante sia persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili;

2) sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli;

3) se le modalità, la metodica e il farmaco prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile.

La vicenda ha inizio il 28 agosto 2020, quando un uomo marchigiano di 43 anni, tetraplegico a causa di un incidente e con altre gravi patologie da 10 anni, aveva chiesto all’ASL di verificare la sussistenza delle condizioni elencate dalla Corte costituzionale per poter accedere al suicidio assistito.

Richiesta poi negata a ottobre, senza che venissero però attivate le procedure indicate dalla Sentenza Cappato della Corte costituzionale.

Con i legali dell’Associazione Luca Coscioni, l’uomo aveva poi presentato un ricorso di urgenza al Tribunale di Ancona, per far sì che venissero ordinate le verifiche delle sue condizioni. Anche questa volta la risposta è stata negativa e il 26 marzo 2021 il Giudice del Tribunale aveva confermato il diniego della struttura pubblica.

Determinato a veder riconosciuti i propri diritti, i legali dell’uomo hanno ridepositato una nuova richiesta dopo la discussione dell’udienza del 28 maggio in Camera di Consiglio.

I Giudici ora confermano che l’uomo ha il diritto di pretendere che si effettuino gli accertamenti disposti dalla Consulta con sentenza 242/19, affinché l’aiuto che gli sarà fornito non sia reato ai sensi dell’articolo 580 del codice penale relativo al suicidio assistito.

Dopo 10 mesi, verranno quindi effettuate le verifiche delle sue condizioni. L’avvocato Filomena Gallo, Segretario dell’ Associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio difensivo dell’uomo marchigiano, ha dichiarato: “Mario (nome di fantasia) ci ha messo 10 mesi passando per 2 udienze e 2 sentenze, per vedere rispettato un suo diritto, nelle sue condizioni. Non è possibile costringere gli italiani a una simile doppia agonia. Occorre una legge. Per questo a fronte di un Parlamento paralizzato e sordo persino ai richiami della Corte costituzionale è necessario un referendum“.

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