mercoledì, 22 Settembre 2021

Il tintinnio di manette, i sepolcri imbiancati e la sinistra multicolor

Dal caso-Fedez, alle recenti vicende giudiziarie come il "caso" Brusca, la condanna di Vendola per l'Ilva, il discusso DDL Zan, il ritorno di Autostrade in mani pubbliche : la sedicente sinistra allo specchio ondivaga e farisea

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Pensavamo di esserci lasciati dietro una settimana nefasta per una certa sinistra, buonista e cattivista assieme. E sì: buonista tutta cuoricini e bandiere arcobaleno per il DDL Zan e per il povero Nichi. Cattivista perché i Riva puzzano e Brusca avrebbe dovuto marcire in galera (ci saremmo aspettati anche un lessico analogo). Poi ci sarebbe il bardo Fedez.

Nessuno legge L’Espresso, se non sbatte in copertina i due Matteo? Nel contempo, oggi nessuno ha avuto tempo per difendere la Costituzione che l’esecrato Renzi avrebbe voluto smantellare col referendum del 2016. E certo! Non vi dice nulla Donatella Banci? E l’articolo 27 della Carta? Be’, allora ecco le parole della Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Verbania succitata. “Dovreste ringraziare che il sistema è così, dovete essere felici di vivere in uno Stato in cui il sistema fa giustizia o è una garanzia e invece sembra che non siate felici, l’Italia è un paese democratico”. La GIP aveva scarcerato due presunti colpevoli della strage della funivia. Ieri le è stato comunicato che non si occuperà più di quel fascicolo.

Facciamo il punto. Prendiamo le parole del filosofo Cacciari al quotidiano La Verità. “Quei temi (diritti civili, DDL Zan, voto ai diciottenni, ius soli) servono a Letta per dire a tutti che esiste. Che procede con una sua autonomia. E servono anche agli avversari per portare avanti una polemica che li identifica in contrapposizione alla sinistra. Tutto qua. Ma per Draghi e la sua azione di governo le battaglie di Letta sono aria fritta”.

Per il condannato in primo grado Vendola, invece, consideriamo il post su Facebook risalente al 31 maggio dello scrittore Christian Raimo. “Credo che Nichi Vendola sia innocente, che quella telefonata di merda non sia la lente con cui possiamo giudicare il suo operato. Ci sarà un appello, e sono convinto sarà assolto. Ma la notizia fondamentale è la condanna a più di 20 anni ai peggiori industriali che l’Italia ha avuto: i Riva. Se penso alle cose che ha scritto, in modo spesso solitario e coraggioso, Alessandro Leogrande su di loro, mi viene in mente che lassù se la sta ridendo”, questo il post integrale di Raimo.

Per un pugno di “Mi piace”, riesumato un cadavere e condannato i Riva senz’appello. Lo scoramento, però, giunge leggendo il quotidiano la Repubblica il primo giugno. Il già parlamentare Luigi Manconi: “C’è da temere che la condanna di Vendola sia stata l’effetto di un clima di generica ostilità, non certo incomprensibile, nei confronti di tutte le istituzioni e di tutti i gruppi dirigenti della Regione”. Pure qui, Riva colpevoli. Mentre il professor Canfora la butta in politica: “Potenziare l’industrializzazione del Sud è stata per decenni e decenni la bandiera del meridionalismo progressista”. Chissà dov’era quando i governi Monti, Renzi e Gentiloni garantivano “l’industrializzazione del Sud”.

Passiamo a Giovanni Brusca. La sua scarcerazione è “un pugno nello stomaco”, dice Enrico Letta, segretario del Partito Democratico. Sempre del PD è il post del senatore Franco Mirabelli. In quel messaggio su Facebook del primo giugno c’è una parola che cancella il buon senso del contenuto. La parola è “pentiti”. Quando Giovanni Brusca è, invece, un collaboratore di Giustizia; come sottolinea l’ex magistrato Pietro Grasso, senatore di Liberi e Uguali. “Si sta cercando di limitare l’ergastolo ostativo e lavorerò affinché questo non avvenga. Al contrario, servono sconti di pena forti per chi aiuta lo Stato e prospettiva di ergastolo senza sconti per chi non collabora”. E allora vorremmo domandare al membro di LeU: se l’ergastolo ostativo nega la possibilità di collaborare con la Giustizia, è giusto che ci siano i Brusca? È giusto l’ergastolo ostativo, allora?

Meno male che a questa dolorosa vicenda mettono un punto Salvatore Borsellino e Maria Falcone: fratello e sorella dei giudici Paolo e Giovanni, vittime di mafia. “La liberazione di Brusca, che per me avrebbe dovuto finire i suoi giorni in cella, è una cosa che umanamente ripugna. Però, quella dello Stato contro la mafia è, o almeno dovrebbe essere, una guerra e in guerra è necessario anche accettare delle cose che ripugnano. Bisogna accettare la legge anche quando è duro farlo, come in questo caso”. “Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge. Una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata”.

E poi c’è Fedez. O, meglio, quella sinistra che l’aveva incoronato leader il Primo maggio. Ebbene il settimanale L’Espresso dà notizia che il cantante non può “rilasciare dichiarazioni inerenti al settore bancario assicurativo”. Perché ha firmato un contratto con il gruppo Be, il quale “supporta le principali banche ed assicurazioni nel gestire le complessità derivanti dall’evoluzione del business per raggiungere i traguardi più sfidanti”, come leggiamo tramite Google. Eppure il pauperismo e il francescanesimo in voga à Gauche ci avevano insegnato ad aborrire i cosiddetti “decreti salva-banche” – tra l’altro copiati da Giuseppe Conte, successore del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. E però se i 7,9 miliardi vanno ai Benetton per far tornare le Autostrade alla mano pubblica, be’, quelli so’ buoni! Sì, per i Benetton. Sinistra inSardinata.

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