lunedì, 21 Giugno 2021

Seid Visin suicida per razzismo, la lettera sui social: “Odio negli occhi della gente”

Sulla pagina facebook dell'associazione "Mamme per la pelle" è stato pubblicato un post con la lettera lasciata da Seid Visin, prima di togliersi la vita.

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Ex calciatore della giovanili del Milan e del Benevento, un ragazzo di 20 anni, Seid Visin si è tolto la vita a causa del razzismo che stava vivendo in Italia. Di origine etiope, era stato adottato da bambino da una coppia di Nocera Inferiore, Salerno. È stato trovato morto in casa e ha lasciato una lettera per spiegare quel suo estremo gesto.

La lettera – condivisa sul profilo Facebook dell’associazione apartitica di madri i cui figli possono subire discriminazioni per le loro origini “Mamme per la Pelle” – è stata letta questa mattina nel corso dei funerali del ragazzo, stamane nella chiesa di San Giovanni Battista, accolto da un lungo applauso.

“Seid aveva 20 anni – inizia in questo modo il post dell’associazione, in cui si riassumono le ragioni del suicidio – Non ce l’ha fatta a sopportare tutto questo dolore e questo razzismo. Si è tolto la vita. Questa una sua lettera, di qualche mese fa, che vogliamo condividere con voi non per cannibalizzare la notizia ma per urlare forte che se non ci uniamo in una vera lotta antirazzista, i nostri figli continueranno a soffrire”.

Il gesto estremo di Seid non deriva da episodi di razzismo”, hanno dichiarato i genitori del ragazzo all’emittente Telenuova. I genitori hanno inoltre chiarito che la lettera di Seid, in realtà, è tratta da un post Facebook scritto nel 2019. Ai microfoni della tv locale, i genitori “escludono con fermezza ogni correlazione tra il gesto e la pista razzista“, e addirittura parlano di “strumentalizzazione” delle parole di Seid.

L’ultimo messaggio di Seid

“Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione. Io non sono un immigrato. Sono stato adottato quando ero piccolo. Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità. Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera. Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone.

Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro – si legge – Dopo questa esperienza dentro di me è cambiato qualcosa: come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente; come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, che ero bianco.

Il che, quando stavo con i miei amici, mi portava a fare battute di pessimo gusto sui neri e sugli immigrati, addirittura con un’aria troneggiante affermavo che ero razzista verso i neri, come a voler affermare, come a voler sottolineare che io non ero uno di quelli, che io non ero un immigrato. L’unica cosa di troneggiante però, l’unica cosa comprensibile nel mio modo di fare era la paura. La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati, la paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente, persino dai miei parenti che invocavano costantemente con malinconia Mussolini e chiamavano ‘Capitano Salvini’. La delusione nel vedere alcuni amici (non so se posso più definirli tali) che quando mi vedono intonano all’unisono il coro ‘Casa Pound’.

L’altro giorno, mi raccontava un amico, anch’egli adottato, che un po’ di tempo fa mentre giocava a calcio felice e spensierato con i suoi amici, delle signore si sono avvicinate a lui dicendogli: ‘goditi questo tuo tempo, perché tra un po’ verranno a prenderti per riportarti al tuo paese’. Con queste mie parole crude, amare, tristi, talvolta drammatiche, non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaporare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente ‘Vita’”.

Le reazioni

Buon viaggio campione“, hanno scritto gli amici dinanzi alla chiesa di San Giovanni Battista. Gli amici che hanno indossato magliette con la scritta “Arrivederci fratello. Ciao talento“.

Seid, “era un amico, un ragazzo come me…“, dice Gianluigi Donnarumma, il giovane portiere della Nazionale di calcio, raccontando: “Ho conosciuto Seid appena arrivato a Milano, vivevamo insieme in convitto, sono passati alcuni anni ma non posso e non voglio dimenticare quel suo sorriso incredibile, quella sua gioia di vivere“.

Un Paese che spinge un giovane ragazzo a fare un gesto così estremo è un Paese che ha fallito“, commenta Claudio Marchisio, ex giocatore della Juve, “Facciamo un po’ schifo – dice – Tutti. Di centro, di destra, di sinistra”. Il riferimento è al j’accuse di Seid: “ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.

Oggi parlano tutti e giustamente di ambiente, di transizione ecologica per salvare il pianeta. A volte mi chiedo se saremo in grado di salvarci da noi stessi“, scrive il capodelegazione M5S Stefano Patuanelli commentando le ultime parole di Seid Visin.

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