mercoledì, 20 Ottobre 2021

Caso Yara Gambirasio: negato l’accesso ai reperti alla difesa di Bossetti

La Corte d'Assise ha negato alla difesa di Bossetti di accedere ai reperti nel processo che lo ha condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara.

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La Corte d’Assise di Bergamo ha negato alla difesa di Massimo Bossetti di accedere ai reperti nel processo che lo ha visto condannare all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, respingendo così l’stanza presentata dai due avvocati del muratore, Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

Il legale di Bossetti, Claudio Salvagni, in un’intervista a Telelombardia ha dichiarato:”Questo è il nostro Paese che dire? C’è un giudizio di rinvio della Cassazione molto chiaro che è stato nuovamente disatteso. Ottenere le cose più banali in Italia sembra la cosa più difficile al mondo. Ottenere giustizia sembra veramente qualcosa di incredibile. Io non voglio usare parole tratte dal libro ‘Il sistema’ ma penso che stiamo veramente lottando contro qualcosa più grosso di noi”.

“Ad ora sembra che sia stata rigettata ogni nostra richiesta per cui sebbene veniamo da un giudizio di rinvio dalla Cassazione, Bergamo per l’ennesima volta ha ritenuto di non accogliere nessuna nostra richiesta. Anzi la cosa che voglio stigmatizzare da subito, non avevo detto prima per rispetto della Corte, però c’era stata una richiesta di trasmissione degli atti dalla Procura di Bergamo alla Procura di Venezia in quanto gli avvocati avrebbero calunniato la Procura stessa. Quindi un ennesimo tentativo di imbavagliare, di zittire la difesa molto molto grave che a questo punto vedrà anche la difesa passare al contrattacco” ha continuato l’avvocato.

“La Procura di Bergamo, ha spiegato ancora Salvagni – ritiene che le nostre parole e i nostri scritti siano calunniosi. Cioè noi avremmo accusato sapendo l’innocenza, avremmo accusato di reati la Procura di Bergamo. Noi siamo degli avvocati, scriviamo e parliamo in nome e per conto del nostro cliente, e adesso andiamo fino in fondo per vedere chi ha fatto cosa e dove sono le responsabilità”. Poi, rispondendo a chi gli chiedeva se faranno ricorso, l’avvocato ha detto: “Non ho ancora letto le motivazioni, le analizzeremo io e il mio collega Paolo Camporini e poi decideremo”. – “C’è un no assoluto su tutto – ha concluso Salvagni -. E voglio chiudere dicendo che a pensar male si fa peccato ma a questo punto direi che è proprio il minimo quello di pensare male”.

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