mercoledì, 27 Ottobre 2021

Bielorussia, Protasevic rischia la pena di morte. Lukashenko alla tv: “Inchiesta penale”.

La Procura di Lugansk afferma che Protasevic è incriminato “per aver commesso gravissimi crimini con l’impiego di armamenti pesanti, compresi cannoni, mortai e cannoni antiaerei”.

Da non perdere

Sulla vicenda del dissidente Protasevic, arrestato grazie al dirottamento di un aereo Ryanair fatto atterrare da due jet militari, interviene in diretta televisiva sul canale Belarus 1 il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

“Nel Donbass – ha detto – è stata aperta un’inchiesta penale a carico di questo personaggio (Roman Protasevic, ndr). Io ho dato il mio benvenuto agli inquirenti. Poiché la gente è stata uccisa laggiù, nel Donbass, e lui nell’aereo gridava che rischia la pena di morte. I nostri giornalisti dicevano che da noi in base a queste accuse non è prevista la pena di morte, ma 15 anni di reclusione. Lui sapeva ciò che diceva. Se ne rendeva conto di poter essere incriminato nel Sud-Est dell’Ucraina e che sarà una situazione ben diversa”.

Il governo di Minsk aveva dirottato l’aereo Ryanair, partito da Atene e diretto a Vilnius, per arrestare il giornalista 26enne Roman Protasevich, già direttore di un canale di informazioni dell’opposizione. Sul volo erano presenti anche gli agenti del servizio di sicurezza bielorusso (KGB) per arrestare l’oppositore a bordo. La vicenda era stata condannata dalle istituzioni internazionali e aveva provocato anche numerosi problemi al traffico aereo.
Inoltre, nel comunicato della Procura di Lugansk si afferma che è incriminato “per aver commesso gravissimi crimini con l’impiego di armamenti pesanti, compresi cannoni, mortai e cannoni antiaerei.”
Andrei Biletskij, l’ex comandante del battaglione dei volontari filo-governativo ucraino “Azov”, ha confermato la presenza di Protasevic nel Donbass durante vari combattimenti, anche se era in veste di giornalista. Inoltre, i mass media bielorussi hanno diffuso le immagini di Protasevic nel Donbass, estratte dal suo smartphone, che lo ritraggono in uniforme militare con armi in mano e munizioni in vista, senza un segno che facesse ricondurre la sua appartenenza alla stampa.
A Lugansk non c’è la pena di morte, anche se la Procura di Lugansk ha pensato di introdurla per i gravi crimini come genocidio e atrocità commessi durante le azioni di guerra.

Ultime notizie