mercoledì, 23 Giugno 2021

Haiti, ingegnere italiano rapito ha bisogno di farmaci. Si pensa a un mediatore

Al momento del rapimento, oltre all'ingegnere 74enne, c'era anche un tecnico. Il rapimento, probabilmente a fini estorsivi, è avvenuto durante i rilievi in un'area di intervento del progetto a cui stavano lavorando.

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Primi aggiornamenti sul rapimento dall’ingegner Giovanni Calì, ad Haiti. Sembra che un membro del gruppo armato si sarebbe messo in contatto con il socio locale di Calì, citando il pagamento di un ipotetico riscatto, senza avanzare richieste specifiche, ma minacciando l’incolumità degli ostaggi. Si apprende, inoltre, che Calì ha bisogno di farmaci. Ciò rende ancor più stringente la necessità di individuare gli autori del sequestro e procedere alla liberazione dell’ingegnere italiano.

L’Unità di Crisi del Ministero è stata immediatamente attivata e sta seguendo il caso in raccordo con l’ambasciata italiana a Panama e con il console onorario sul posto. Tra le altre soluzioni, si valuta la possibilità di fare ricorso a un mediatore per stabilire un contatto con i sequestratori. Una strategia che sarebbe stata caldeggiata dalle autorità di Port au Prince.

Al momento del rapimento, oltre all’ingegnere 74enne, c’era anche un tecnico di nazionalità haitiana. Per la sua liberazione, i rapitori avrebbero chiesto un riscatto da mezzo milione di dollari, mettendosi direttamente in contatto con la famiglia del collaboratore di Calì.

L’ambasciatore italiano a Panama, Massimo Ambrosetti, ha raccontato che il rapimento – probabilmente organizzato con fini estorsivi da una nota gang locale, chiamata ‘400 Mawozo’ -, è avvenuto quando i due scomparsi stavano effettuando dei rilievi in un’area di intervento del progetto a cui stavano lavorando.

“Haiti sta vivendo un’esplosione di rapimenti ed una condizione di insicurezza che condiziona tutta la popolazione”, ha continuato l’ambasciatore Ambrosetti, che riconosce nella modalità di questo sequestro la stessa di casi già avvenuti, sempre a scopo di estorsione.

La famiglia dell’ingegner Calì è stata avvisata dalla Farnesina ed è trincerata in un comprensibile silenzio. Il governatore della Sicilia, Nello Musumeci spera “in una soluzione rapida e serena per tutti, soprattutto per lui, per la sua famiglia e per i suoi amici”. Musumeci ricorda Calì come “un grande assessore e un ottimo dirigente. Ha studiato a Catania e si è perfezionato al Politecnico di Torino, un professionista di altissimo livello, che si è formato lavorando nelle più grandi imprese di livello internazionale. Sono vicino alla sua famiglia”, conclude il governatore.

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