giovedì, 28 Ottobre 2021

Pandemia e povertà, Onu: spazzati via 5 anni di progressi. Recupero forse nel 2030

Una situazione che fa ancora più paura se si pensa che la crisi non è certo finita. L'occupazione non dovrebbe tornare al livello pre-pandemia prima del 2023 e solo nel 2030 potrebbe essere finalmente sconfitta la povertà.

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Lockdown, quarantena, didattica a distanza, coprifuoco. Tante le nuove parole “regalateci” da questa pandemia, che però, oltre a riempire i nostri dialoghi di inconsueti lemmi, ha dato intensità ad una parola in particolare: povertà. Una condizione purtroppo in fase acuta, in cui si trovano attualmente oltre 100 milioni di lavoratori nel mondo.

É l’Onu a lanciare l’allarme: siamo di fronte ad una diminuzione delle ore di lavoro e alla scomparsa di impieghi di qualità. Una situazione che fa ancora più paura se si pensa che la crisi non è certo finita. Stando ad un rapporto dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale per il Lavoro, l’occupazione non dovrebbe tornare al livello pre-pandemia prima del 2023. Sono stati cancellati dalla pandemia ben 5 anni di lotta alla povertà e ciò allontana di molto il raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite di annientare la povertà entro il 2030.

“Il Covid-19”, come specificato dal direttore generale dell’Ilo, Guy Rider, “non è stato soltanto una crisi sanitaria, ma anche un crisi occupazionale e umana. Senza un chiaro sforzo per accelerare la creazione di posti di lavoro dignitosi, il sostegno alle persone più vulnerabili e la ripresa dei settori economici più duramente colpiti, gli effetti della pandemia potrebbero restare tra noi per anni, sotto forma di perdite di potenziale umano ed economico e maggiore povertà e disuguaglianza”.

Il rapporto curato dall’agenzia delle Nazioni unite evidenzia che, a fine 2021, in tutto il mondo ci saranno 75 milioni di posti di lavoro in meno rispetto a quanti ce ne sarebbero stati senza l’avvento del Covid. E il livello resterà inferiore di 23 milioni anche alla fine dell’anno prossimo. Lo studio rileva poi che i disoccupati si attesteranno a circa 205 milioni a livello mondiale nel 2022, quasi 40 milioni in più rispetto ai 187 milioni del 2019.

La situazione, in realtà è anche peggiore rispetto a quanto emerge dalle statistiche ufficiali: tantissimi sono coloro che hanno mantenuto l’occupazione, ma hanno visto anche drasticamente diminuire le ore di lavoro. Basti pensare che nel 2020, è stato perso l’8,8% delle ore lavorate a livello globale rispetto al quarto trimestre 2019, quindi 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.

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