mercoledì, 27 Ottobre 2021

75 anni di storia repubblicana, Mattarella: la Repubblica siamo noi

Il Presidente cita "La Storia siamo noi" di De Gregori: ecco, la storia della Repubblica Italiana è fatta da tutti, nessuno escluso; non solo i grandi personaggi, ma anche le persone comuni, i cittadini onesti.

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Settantacinque anni di Repubblica Italiana, della nostra Repubblica. Nostra, di tutti noi. Come lo fu allora, nel lontano 1946, per il Presidente Sergio Mattarella, questo è tempo di costruire il futuro. Per fare un’Italia libera, per ricominciare e rimettere in piedi un Paese dilaniato, fu la scelta repubblicana il presupposto che rese possibile radicare la coesione del popolo e per creare una vera identità nazionale. La vitalità del popolo italiano fu la stessa che animò la straordinaria stagione costituente. Per celebrare la nostra Repubblica, per il Capo di Stato, dobbiamo proprio partire dalla lungimiranza e dalla forza dei Padri costituenti. Quel che precede gli ordinamenti che ancora oggi ci governano, è la vita delle donne e degli uomini italiani, dei loro sentimenti, della loro laboriosità. La Repubblica è anzitutto la Storia degli italiani, della libertà, del lavoro, delle sofferenze sulle quali ha messo le fondamenta e ha prosperato.

La Repubblica, insomma, siamo noi. Il Presidente cita “La Storia siamo noi” di De Gregori: ecco, la storia della Repubblica Italiana è fatta da tutti, nessuno escluso; non solo i grandi personaggi, ma anche le persone comuni, i cittadini onesti. Dobbiamo leggerli così questi 75 anni in età repubblicana, che sono merito anche di quei soggetti “nascosti”, che hanno comunque contribuito a far diventare concreto il principio di libertà. L’Italia è stata ricostruita dalle macerie e la Costituzione è il fondamento della Repubblica che si invera ogni giorno nella nostra vita: bisogna avere consapevolezza della centralità delle persone, che sono e saranno sempre più importanti degli interessi.

Per Sergio Mattarella, la Repubblica è legalità, fatta da uomini dello Stato e semplici cittadini, preti, giornalisti, che con il loro sacrificio hanno saputo dare speranza a tutti contro il fenomeno mafioso.
La Repubblica è solidarietà, fraternità, basti pensare a tutte le volte che il Paese è stato ferito da tragici eventi, terremoti, distruzioni.
La Repubblica è umanità, è difesa della pace e della vita. E un plauso va ai corpi della Marina Militare, al loro impegno nel salvare persone disperate alla deriva nel Mediterraneo.

Certo, la Repubblica è ancora imperfetta, come tutti i fenomeni che attengono alla vita. Non siamo ancora al traguardo della piena parità tra cittadine e cittadini, non ancora abbiamo battuto le diseguaglianze, ma l’Italia di oggi è migliore di quella di 75 anni fa.
Per il Presidente Mattarella, è ora di fare un bilancio, di chiedersi a che punto è il nostro cammino: solo 75 anni fa eravamo ridotti in povertà e le donne si affacciavano alla possibilità di votare; ma le grandi riforme economiche e sociali hanno stravolto il profilo della nostra Italia. La fotografia del Paese oggi propone una visione cambiata, progredita.  É vero, ci sono ancora ingiustizie e diseguaglianze, evasioni fiscali e morti sul lavoro e non si può non ricordare l’assurda morte di Luana d’Orazio. Ma non si può non riconoscere che la storia repubblicana è una sequela di successi, è una grande impresa collettiva che ha portato l’Italia ad essere una grande potenza  a livello mondiale.

Lo spirito che animò i Costruttori di allora non è sopito, il Paese per il nostro Presidente non è fermo. Già se pensiamo all’immediato futuro, nulla sarà come prima, il cambiamento è già in atto ed è veloce, cambiano le priorità. La Repubblica, come ci ricorda il Capo di Stato, ha potenzialità straordinarie, ha un patrimonio storico unico al mondo, ha competenze, creatività: basti pensare al nuovo incarico di Samanta Cristoforetti, un orgoglio per tutti noi.

L’Italia, sottolinea Mattarella, ha le carte in regola per farcela. Nella lotta alla pandemia abbiamo riscoperto il senso civico e il sacrificio di chi lavora in ambito sanitario, nelle catene alimentari e nei servizi. Dobbiamo ricordarci che ciascuno di noi ha bisogno degli altri. La Repubblica fino ad ora si è curata degli italiani, ma noi oggi dobbiamo prenderci cura della Repubblica.

Abbiamo una grande speranza per il futuro, una enorme risorsa che si chiama Europa, nata da una costruzione faticosa, minacciata da regressioni, ma capace di grandi rilanci. Il nostro Capo di Stato ci invita a vedere nell’Europa un’oasi di pace in un mondo di tensioni e guerra, una civiltà democratica che sa parlare al mondo.

Infine, il Presidente si concentra sul motore del futuro: i giovani. La priorità della Repubblica è garantire ai ragazzi parità di opportunità, per non andare incontro alla povertà, e di riflesso chiede ai giovani di impegnarsi su nuove sfide, di adoperarsi per salvaguardare il pianeta, di combattere per la crescita dell’umanità combattendo la sub-cultura dell’odio.

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