lunedì, 21 Giugno 2021

Strage Mottarone, Pm Bossi: “Servono accertamenti irripetibili sulla fune”

In questi giorni verranno eseguiti degli "accertamenti irripetibili" per verificare delle perizie tecniche sulla fune e cercare di capire i motivi della rottura. Intanto proseguono le indagini per capire le responsabilità.

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Da stabilire in questi giorni le modalità degli “accertamenti irripetibili” che verranno disposti dalla procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, per capire il motivo della rottura e dello sfilamento della fune: “Io non sono ancora in grado di dire perché si è verificato questo evento”, ha dichiarato la Bossi.

A seguito di questi accertamenti sarà anche possibile individuare con più precisione le responsabilità ed eventualmente far partire altre avvisi di garanzia. Attualmente l’unico sottoposto ad arresti domiciliari è il caposervizio della funivia Gabriele Tadini, dopo la decisione del Gip di Verbania di scarcerare Luigi Nerini gestore dell’impianto ed Enrico Perocchio gestore di esercizio, per mancanza di indizi a loro carico.

Le indagini si stanno concentrando sull’analisi delle comunicazioni, via chat o mail e i telefonini di Tadini, Nerini e Perocchio sono stati sequestrati, l’obiettivo è verificare se ci siano state indicazioni sull’uso dei forchettoni per disattivare i freni di emergenza o sulle anomalie del sistema frenante. Anomalie che hanno portato Tadini a bloccare i freni con “i ceppi”.

Dalle dichiarazioni dei dipendenti della funivia del Mottarone, tutte riportate nell’atto, “appare evidente il contenuto fortemente accusatorio nei confronti del Tadini”, il caposervizio dell’impianto, perché “tutti concordemente hanno dichiarato che la decisione di mantenere i ceppi era stata sua, mentre nessuno ha parlato del gestore o del direttore di servizio”, cosi ha riportato il Gip di Verbania nell’ordinanza in cui ha disposto gli arresti domiciliari per Tadini.

Messe a verbale alcune dichiarazioni dei dipendenti che riportano gli “ordini” ricevuti da Tadini: in particolare un episodio messo a verbale in cui un giorno il caposervizio “ordinò di non rimuovere il ceppo dalla cabina 3”, l’altro gli chiese, stando al verbale, se la cabina potesse viaggiare “con persone a bordo e ceppo inserito”, a quel punto, stando al racconto del testimone, Tadini avrebbe replicato che prima che si rompa un cavo traente, quello che si spezzò poi il 23 maggio, “ce ne vuole”.

Tadini dal canto suo sostiene che “lo sapevano tutti” e, in particolare, il gestore Nerini e il direttore Perocchio, ma i due hanno negato e per il gip le testimonianze dei dipendenti accreditano la loro versione. Solo il verbale di un lavoratore, uno dei manovratori in servizio il giorno della tragedia, sembra confortare il racconto di Tadini.

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