mercoledì, 27 Ottobre 2021

Processo Ex Ilva, Vendola: “Sentenza rappresenta una giustizia malata”

Per Vendola, condannato a 3 anni e mezzo per il disastro Ilva, i giudici "hanno umiliato persone che hanno dedicato l'intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali".

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“Mi ribello a una giustizia che calpesta la verità. Una sentenza che colpisce chi non ha mai preso un soldo dai Riva, che ha scoperchiato la fabbrica, che ha imposto leggi contro i veleni industriali. Ho taciuto per 10 anni, difendendomi nelle aule di giustizia. Ora non starò più zitto”. Queste le parole dell’ex presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, dopo essere stato condannato a 3 anni e mezzo per il disastro dell’Ilva, insieme ai fratelli Riva.

Vendola, uno tra i 35 imputati per cui la Procura aveva chiesto condanne complessive fino a 400 anni carcere, dichiara di non esser stato complice dei Riva, ma al contrario, sostiene di aver rotto lunghi silenzi e una diffusa complicità: “È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi” – aggiunge – “questa sentenza rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata”. 

Secondo l’ex governatore pugliese, i giudici “hanno umiliato persone che hanno dedicato l’intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali”.

 

 

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